Iorestoacasa.work: fare videochiamate è gratis e parla italiano

Videochiamate gratis e sicure con iorestoacasa.work: intervista agli sviluppatori del progetto opensource

Un giorno in Italia abbiamo iniziato il lockdown. Da quel giorno, fuori è iniziato un silenzio assordante, dentro invece un pullulare di suoni: quelli delle videochiamate in arrivo, di lavoro e non.

Il team di Fabriano beFair ha intuito immediatamente questa esigenza e si è dato da fare per mettere a disposizione iorestoacasa.work, piattaforma di videoconferenze basata su server pubblici.

Un progetto che sta facendo il giro dell’Italia – ancora di più dopo il recente lancio al Tg1 -, e che anche Seeweb ha voluto supportare mettendo a disposizione i suoi server in cloud.

Abbiamo parlato con Riccardo Serafini, full stack developer che, insieme al resto del team fabrianese – Luca Ferroni, Francesco Coppola e Dawid Weglarz – ha lavorato a questo prodotto di utilità sociale, in collaborazione anche con l’associazione PDP Free Software User Group.

Iorestoacasa.work e l’opensource: quattro domande a Riccardo Serafini

S: Riccardo, come nasce il progetto Iorestoacasa.work?
Riccardo: Semplicemente, abbiamo voluto mettere a disposizione del pubblico uno strumento che già utilizzavamo noi.
Appena arrivata l’emergenza, abbiamo pensato che potesse essere utile alla comunità.
Il progetto ha iniziato subito a crescere, insieme al numero di server messi a disposizione da varie associazioni e aziende come la vostra.
Poi si sono aggiunte le istituzioni, che hanno messo in campo le loro competenze e i loro tecnici per continuare a migliorare la piattaforma.

sviluppatori-iorestoacasa.work

Il team di beFair, gli sviluppatori di iorestoacasa.work

S: Perché dovrei scegliere iorestoacasa.work e non un’altra piattaforma di quelle note?
Riccardo: Perché è immediato, semplice per tutti da usare: basta il proprio browser.
Ed è sicuro: non c’è un database dove finiscono gli indirizzi degli utenti e non devi registrare un account per accedervi.
Senza contare che noi forniamo il servizio gratuitamente, e nessuno ci sta guadagnando sopra.

S.: Quali sono i software su cui si basa?
Riccardo: Stiamo offrendo il servizio in più modalità:

    • con Jitzi Meet, software americano dalle molte funzionalità: permette di impostare una password della stanza virtuale, vedersi, chattare, condividere lo schermo e realizzare dirette streaming su YouTube;
    • con Multiparty Meeting, progetto nato in collaborazione con il GARR che vince in performance, supportando molti utenti collegati con un rischio bassissimo di problemi audio o video: usa infatti meno banda e funziona anche se l’utente a casa ha una connessione più debole

 

S: Come vedete il futuro del servizio in ottica post-lockdown?
Riccardo: Siamo riusciti a mettere il sito del progetto online in circa 3 giorni. Oggi siamo a picchi di 1000 utenti collegati e a circa 20.300 videochiamate effettuate in totale, con numeri in costante aumento. La rete che abbiamo messo in piedi attualmente conta 50 server e può reggere più un migliaio di utenti. In un’ottica futura, dovremo pensare a un sistema scalabile in modo diverso.

Alcune scuole stanno già usando iorestoacasa.work e pensiamo a un futuro di ancora maggiore diffusione su imprese e PA. Ricordiamo che il software libero è vincente: se uso una piattaforma open, il codice resta a disposizione sempre.

E questo per il mondo del pubblico è una grande risorsa: qualsiasi cosa accada il codice sta lì, lo posso usare, migliorare a mio uso, non devo fare nuovi investimenti.

Resta tutto nei repository, e noi stiamo continuando a lavorarci per migliorarlo costantemente. E chiunque può contribuire!

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