Business world-wide e provider italiano

Maurizio Beolchini, di World Wide Booking

Maurizio Beolchini, di World Wide Booking

Maurizio Beolchini di World Wide Booking Limited fa business sul web dal ’94 in tutto il mondo. Ci racconta perché, dall’Irlanda, è approdato su un provider italiano: Seeweb

SEEWEB:  Maurizio, come si sceglie un provider?

Un guru americano del marketing spiegava che tra le diverse possibilità di porsi sul mercato preferiva quella che offre un servizio migliore degli altri al prezzo più basso, che non garantisce comunque al 100% il successo ma almeno risulta la strategia più apprezzata dal cliente. Nonostante la sua apparente banalità questa linea non deve essere poi di così facile applicazione nella realtà se nonostante la mia lunga esperienza ne ricordo pochi esempi concreti e non casuali, dei quali il più evidente è certamente Seeweb, il nostro attuale provider.
Non di solo servizio IT vive l’uomo ma le aziende Internet in un modo o nell’altro invece ne vivono eccome, e il più delle volte si tratta del maggiore costo fisso a bilancio, perché posso rinunciare al grafico, al copy, al SEO quando scopro che non serve a niente, ma non agli strumenti che finalizzano tutto il nostro lavoro e rendono vivo il “verbo”.

SEEWEB:  Traveleurope offre servizi di prenotazione di hotel e servizi turistici su Internet dal ’95. Quando gli utenti della rete erano solo 40 milioni…

 n° 2089 di Topolino

Il n° 2089 di Topolino del 12 dicembre 1995 con un floppy omaggio

Devo riconoscere che se la mia competenza tecnica ancora oggi è decisamente limitata quella commerciale ha invece una lunga storia perché era il 1994 quando chiudevo il primo contratto di rete acquistando da IT-NET un collegamento Internet professionale e “rivendibile” portatomi con cavo “fisico” dalla centrale Telecom fino alla nostra sede milanese. Il costo era stratosferico, milioni di lire al mese di cui avrei dovuto rientrare a mia volta rivendendo il collegamento a Internet ai nostri clienti del turismo, alberghi ed agenzie viaggio. Questi infatti potevano collegarsi dai loro PC chiamando tramite modem alcuni numeri telefonici che ci erano stati assegnati ai quali rispondevano schede “terminal server” a loro volta connesse al server maggiore e quindi al cavo principale della rete. Ovviamente sulla stessa era anche connesso il nostro server principale con il primo sito da noi realizzato per rivendere servizi turistici, “parva sed apta mihi” ma già allora assolutamente efficace oltre ogni aspettativa.
Nelle stesse settimane però il signor Grauso (Video-On-line, poi Tiscali) aveva appena stupito i lettori di Topolino regalando loro un floppy che permetteva ai pochissimi possessori di un PC e di un modem di collegarsi a Internet al costo di una telefonata urbana. L’evento oggi appartiene ormai più al mito che alla storia e molti dubitano che sia mai davvero accaduto ma fu invece proprio quella la data di nascita di una Internet Italiana di massa, compiuta con una azione profondamente pop e rivoluzionaria già dalla scelta di Topolino, letto ogni settimana da milioni di famiglie con bambini quindi giovani, fino alla “pazza idea” di quasi regalare un servizio di connessione a Internet scarso ma funzionale e funzionante e comunque molto simile a ciò che altri, noi compresi, vendevano a cinquantamila/centomila lire al mese.
Lo so che è difficile immaginare un mondo nel quale non esistevano I-phone, I-pad e smartphone e nonostante ciò tutti comunque vivevano e lavoravano, eppure la gran parte di quei lettori di Topolino non aveva mai visto un floppy e si trattava probabilmente del primo oggetto di questa tecnologia che avessero mai stretto tra le mani.
Ma come insegna Darwin l’evoluzione non sempre cammina lentamente; talvolta procede a salti, e così avvenne: i più giovani e i più curiosi impararono subito cosa farci con quel dischetto, e anche noi imparammo subito a lasciar perdere la rivendita della connettività per concentrarci sui nostri siti e cercammo quindi un nuovo fornitore di rete, più adatto a questa nostra nuova dimensione di Web Agency.

SEEWEB: Quali sono stati i vostri esordi sul web?

Il primo contratto fu con un italo-americano che rivendeva al doppio i servizi di hosting e housing di una delle tante aziende USA con base a Fort Lauderdale in Florida: qualche centinaio di dollari al mese per ospitare il nostro sito principale e un paio di siti secondari e avere una mezza dozzina di email. Ci sembrava poco perché venivamo appunto dall’esperienza dolorosa ma breve di essere noi stessi provider in proprio a costi ben diversi.
Il problema vero però era che a quei tempi noi di tecnologia di rete ci capivamo poco o niente perché eravamo imprenditori, giornalisti, grafici, uomini di marketing e così ci abbiamo messo anni e tanti soldi per venirne a capo. Da Fort Lauderdale ci spostammo da un nuovo provider a Baltimora e con nuovi soci e nuovi soldi iniziammo a crescere, crescere, crescere in utenti, fatturato, dipendenti e tecnologia di rete.
Dai duemila dollari l’anno iniziali arrivammo troppo rapidamente a spenderli al mese, poi tre, quattro, fino a superare i seimila dollari al mese per banda, macchine su macchine, licenze, assistenza, dual balance e strumenti per fare lavorare più server contemporaneamente sui medesimi contenuti, per avere backup in tempo reale, per salvare le carte di credito degli utenti dagli attacchi degli Hacker.
Fu così che nacquero i siti del gruppo Traveleurope, i tre principali www.traveleurope.it www.traveleurope.com e www.traveleurope.net in italiano e inglese e quindi quelli nazionali costruiti sulle diverse lingue www.traveleurope.pt per il mondo portoghese, www.traveleurope.de per la lingua tedesca appoggiato da siti specifici sulle fiere e su quel mercato come www.around-germany.com e poi ancora altri siti specializzati come www.hoteldiscount.it e www.hotelclick.it o ancora www.volopiu.it comparatore di proposte volo più hotel… e poi blog, guide, migliaia di giudizi su alberghi e destinazioni in una due tre quattro, cinque lingue.
Insomma probabilmente a un certo punto siamo arrivati a superare il milione di pagine online, ma per mantenere vivo tutto ciò occorre: un server fisico e di qualità per il database, uno per generare le pagine, uno per la posta, uno per i backup, uno per i siti dei clienti e per i blog, un firewall Cisco; tutto costantemente aggiornato e controllato a vista, per rendere l’idea della qualità di questo modello di sviluppo considerate l’espansione dell’universo dopo il Big Bang…
Ma l’esperienza insegna che a questo punto si crea la famosa “bolla Internet” per cui o ti ha già comprato qualcuno più grande o viene il momento che non guadagni più abbastanza per pagare tutto questo ben di Dio, quel giorno venne così anche per noi e ci rendemmo conto che quello non poteva essere il nostro treno se non volevamo finire come nella famosa canzone di Guccini.
Semplicemente non avremmo comunque mai potuto crescere così rapidamente come crescevano i costi.
Riporto un esempio indicativo dei processi sui quali lavoravamo allora: una volta si bloccò tutto (e sottolineo tutto) perché l’aggiornamento di Zend non era ancora compatibile con l’aggiornamento del software Apache, ma questo ovviamente lo capimmo dopo che per una settimana si fermò completamente il nostro sito di prenotazione aerea e alberghiera con una perdita di decine di migliaia di dollari. Dopo giorni di dialogo surreale e inutile tra la nostra squadra portata al limite della resistenza psicofisica e l’assistenza fornita ai software USA da tecnici indiani arrivammo da soli a risolvere il problema ed insieme capimmo che il vero problema eravamo noi. Dovevamo ridimensionarci, ripensare in termini di “minimo comune denominatore” tutti i servizi allineandoli a quanto i nostri partner di allora definivano “serie B” ovvero un provider CLOUD e questo  non sarebbe stato un downgrade come lo chiamano gli americani, se non in termini di ottimizzazione economica, ma un servizio  strutturato che funziona perfettamente e costa dieci volte meno del più economico fornitore USA!

SEEWEB: Così siete atterrati sul Cloud Seeweb…

Esatto. Per una questione di agilità dell’infrastruttura, di riduzione dei costi e anche, diciamolo, per avere un’assistenza sempre pronta e disponibile. Adesso i siti del gruppo girano su tre o quattro “macchine virtuali” ognuna dimensionata esattamente sulle sue esigenze reali di spazio e prestazioni, con rete e banda garantita esattamente quanta ne serve e per tutto questo pago meno di quanto spendevo a Baltimora per la sola rete il traffico e l’assistenza 24 ore.
Altro che serie B, siamo in Champions ma soprattutto siamo vivi, condizione essenziale alla lotta purchessia, e altro che tecnici indiani: se ho un problema parlo in italiano e mi rispondono in minuti, e cosa più importante di tutti il problema me lo risolvono davvero. Che si tratti del rinnovo di un dominio, di un attacco hacker, di un upgrade o uno qualunque dei diecimila problemi che possono nascere in questo lavoro sempre al limite, non c’è stata una volta che mi abbiano risposto di no o mi abbiano rimbalzato altrove, e se la risposta non c’era l’abbiamo cercata e trovata insieme.
Questo è evidentemente lo standard del fornitore Seeweb, perché non c’è motivo di darci un servizio diverso rispetto ad altri. A dimostrazione che anche in Italia quando ci crediamo e lo sappiamo fare siamo capaci di raggiungere la famosa “qualità giapponese” che Romiti inutilmente cercava di raggiungere nelle sue fabbriche senza però fare diventare noi delle macchine come era invece nel suo disegno.
Eh sì, perché la cosa che forse stupisce più di tutto è questi ragazzi di Seeweb oltre ad essere gentili e disponibili sono pure simpatici e perché dietro tutta questa tecnologia continuano a esserci delle persone e non delle macchine o dei risponditori automatici. E’ proprio questa caro dottor Romiti quella certa “qualità italiana” che secondo me ci invidiano pure in Giappone!

 

Un commento a Business world-wide e provider italiano

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