E’ vero, oggi siamo quasi tutti social eppure a questo fenomeno di vite sempre più calata nel mondo virtuale si contrappone un’altra tendenza: quella di chi evita e teme l’uso dei mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione.
Fa parte della collana OK Computer il libro di Salvatore Capolupo edito da El Doctor Sax e dal titolo “Tecnofobia”, dedicato proprio a queste fughe dal web.
Un libro che nasce dall’esigenza di riflettere sulla rivoluzione che ci ha travolto e che ci ha ulteriormente invaso durante la pandemia: quella del digitale, dei social media. Una rivoluzione che prometteva di essere pacifica, grazie alla sua spinta verso la democratizzazione delle informazioni e delle opportunità, ma che oggi spesso fa rima con le parole controllo, isolamento, eccesso di informazioni, fake news.
“Internet ci espone troppo e alcuni iniziano a scappare”
Salvatore, spiegaci che cos’è la tecnofobia.
S.C.: «Anzitutto, il libro nasce da un’idea discussa con il mio editore, Gabriele Nero: un amico libraio, con una casa editrice attiva da otto anni. Abbiamo provato a concepire un saggio sull’uso distorto della tecnologia: un uso che può sfociare nella tecnofobia, appunto.
Oggi, la metà della popolazione mondiale ogni mattina si alza e inizia a “lavorare” per Zuckerberg: è evidente che bisogna approfondire il dibattito, perché di questi strumenti tutti ne parlano ma pochi ne comprendono il funzionamento. Nessun impero, regno o nazione è riuscito mai ad aver così tanto potere e pure così esteso a livello geografico come i big tech! Inoltre, ci sono stati episodi eclatanti che hanno portato a una certa sfiducia verso piattaforme come, per esempio, Facebook: abbiamo saputo che a un certo punto vendeva i dati degli utenti, e ci siamo spaventati.
D’altra parte c’è anche quanto rischiamo in rete: spesso, senza aspettarcelo, possiamo diventare vittime di insulti per un semplice disguido, una tendenza che la pandemia ha accentuato.
Per questa pervasività, oggi tante persone hanno paura della tecnologia e cercano di evitarla: non iscrivendosi, per esempio, sui social network. L’esposizione a cui ci porta Internet, comincia a fare paura».
“I social e le notizie in rete creano polarizzazione e isolano”
S.C.: «In rete le informazioni tendono ad auto-rigenerarsi periodicamente, in un vortice di dati-spazzatura che diventano, alla lunga, anche difficili e sfiancanti da “sbufalare”. Inoltre, c’è il tema di come oggi vengono comunicate le notizie, con titoli “acchiappaclic” magari smentiti da una lettura più approfondita dell’articolo di riferimento.
Questo modello di comunicazione che ci insegue con contenuti a noi affini crea polarizzazione e azzera lo scambio reale tra le parti, mentre il clickbait induce a non fidarsi più delle informazioni.
Secondo l’autore Mauro Aprile Zanetti che cito nel libro siamo nell’era del social media distancing, immersi in una realtà subdolamente distanziante».
Cosa ci danno i social e cosa ci tolgono?
S.C.: «In un certo senso, sono uno strumento meno efficace di quanto si pensi, tolgono l’aspetto della socialità ma sono uno strumenti piuttosto ambigui, il cui obiettivo è quello di fartici stare sempre sopra. Oggi l’uso dei social è stato assimilato da alcuni a una sorta di ludopatia, quella di quando scrolliamo i feed dei vari FB etc e dobbiamo cercare di distaccarcene visto che l’obiettivo è vendere: tutto quello che ci passa davanti è esattamente in linea con i nostri gusti…
Ma il problema resta sempre quello di come utilizziamo la tecnologia: dobbiamo essere pronti a usarla in modo corretto e a concepire l’aspetto della sicurezza come un’attenzione di tutti, non solo degli addetti ai lavori, rifacendoci un pò alla vecchia logica degli hacker anni ’90 che parlavano della conoscenza come prima arma di difesa. Perciò: nessuna tecnofobia ma consapevolezza e conoscenza».
Vuoi scoprire come sia possibile, oggi, non rinunciare al web ma al contempo mettersi al riparo dai suoi rischi e dalle derive di un uso distorto dei mezzi tecnologici, ricorrendo persino all’aiuto…dei troll? Qui puoi acquistare il libro di Salvatore Capolupo “Tecnofobia”. Buona lettura!
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