Internet Governance: ecco perché siamo preoccupati.

Senza che troppi di noi ne siano abbastanza informati, è in corso una partita molto importante per il futuro della rete.

Oggi attraverso questo blog vogliamo esprimere una nostra profonda preoccupazione e, perché no, coinvolgervi nel dibattito che riguarda un tema caro a tutti noi.

Date le sconfinate possibilità che ci offre la rete, oggi potremmo infatti pensare di avere ancora davanti a noi un futuro fatto di opportunità e di accesso illimitato alla conoscenza o alle “conoscenze” possibili.

E invece uno spettro si aggira nel mondo digitale, ed è lo spettro della revisione delle regole di interconnessione tra operatori chiesta a gran voce da alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia.

Il problema è complesso da spiegare ma noi proveremo a farlo. In sostanza, c’è il rischio che in tema di gestione e differenziazione del traffico, i grandi fornitori di connettività decidano di tracciare i contenuti del web, con la motivazione “ufficiale” è  che così si potranno arginare problemi di picco del traffico e di congestione.

Ammesso che si verifichino problemi di congestione, questo significa che l’utente finale “vedrà” meglio quello che decideranno di fargli vedere meglio. Ci saranno quindi dei contenuti che verranno diffusi con una peggiore qualità. A netto svantaggio anche dei provider.

Invece di risolvere il problema – se di problema si tratta – di congestione ridimensionando correttamente la capacità del network (cosa che sarebbe anche più economica), si progetta di far subentrare nella Internet Governance attori terzi che strizzano l’occhio alle lobby.

Facendo così morire il concetto stesso di Internet. Che dovrebbe coincidere con libertà. Che non dovrebbe prevedere alcuna leadership o lobby al comando.

La nostra stessa preoccupazione è stata espressa con un comunicato dal Chief evangelist di Google, Vint Cerf: “La mia maggiore preoccupazione, e spero anche la vostra, è collegata all’introduzione di accordi governativi multilaterali, che sostengono di essere responsabili sia per gli standard che per la operatività della rete.

Mentre la leadership dell’ITU ripete continuamente che non c’è alcun interesse per il “controllo” di Internet, il testo delle proposte che vengono da diversi stati membri dell’ ITU indica una direzione diversa.”

Noi riteniamo questo scenario davvero inquietante. Su Facebook, che oggi con questo sistema forse non sarebbe mai nato, si direbbe: condividi.

Ecco, noi vi invitiamo a condividere il nostro articolo. E, se vorrete, il nostro già evidente dissenso a quanto potrebbe accadere.

Nella foto, Vint Cerf, Chief Evangelist di Google.

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