La fibra che si rompe. E quel tombino che non si apre…

Venerdì sera, 21 febbraio, si è rotta la nostra fibra spenta Frosinone-Roma.

La ridondanza della nostra infrastruttura ci ha permesso di garantire comunque continuità di servizio,  e fortunatamente, visto che il ripristino non è stato velocissimo.

Il motivo del ritardo nella soluzione del problema ci è stato comunicato dalla stessa Fastweb:

“Vi informiamo che la squadra di giunzione ha un po’ di difficoltà ad aprire il chiusino in Via Tuscolana ang. Via dell’Arco di Travertino per la presenza di asfalto, è dovuta intervenire anche la squadra civile.”

E a ragione, infatti potete vedere bene dalla foto come stava messo il tombino: con il chiusino per metà coperto dall’asfalto.

Normale fosse difficile aprirlo…

chiusino

Il chiusino “asfaltato” di Via Tuscolana

 

In arrivo il Database as a Service di Seeweb

Si chiamerà CloudDB e la prossima settimana sarà acquistabile sul nostro sito

Molti di voi lo attendono da tempo, per questo siamo molto contenti di presentarvelo e sopratutto di farvelo provare.
Il CloudDB sarà online sul nostro sito la prossima settimana e sarà scalabile e a fatturazione oraria come easy Cloud.
Cerchiamo di anticipare qui le possibili domande e curiosità su CloudDB.
A chi si rivolge CloudDB?
A chi vuole gestire il suo database su un prodotto nato per il database. E ha esigenze di replica e scalabilità in tempi brevi.
Per utilizzarlo servono competenze sistemistiche?
No. La replica geografica è gestibile con un click ed è possibile quando l’infrastruttura è in funzione. Vedrete quanto sia semplice da pannello ridondare dall’uno all’altro datacenter Seeweb!
In alternativa all’interfaccia web?
Si potrà replicare geograficamente direttamente via API, dalla propria applicazione. Tutte le funzioni principali del pannello possono essere richiamate via API RESTful permettendo una grande integrazione con la propria applicazione senza che sull’applicazione stessa occorra fare alcuna modifica.

Da dove viene l’alta affidabilità del cloud Seeweb?

Perché il nostro cloud ci permette di fornire un uptime del 99.9%? La risposta sta nella struttura tecnica che “sostiene” la nostra nuvola

Alta affidabilità: se ne sente parlare spesso, in ambito cloud. Nel nostro caso, come cloud provider, quando parliamo di alta affidabilità non lo facciamo per enfatizzare la sicurezza lato “marketing”. L’alta affidabilità è infatti una vera e propria caratteristica tecnica senza la quale non è possibile dare tutte le garanzie che offre il nostro prodotto.

Più precisamente, essa consiste in un nodo predisposto di backup. Tale nodo contiene in sé tutte le risorse a disposizione e la configurazione pronta per il proprio cloud server.

Questo fa sì  che, in presenza di un guasto al proprio nodo, la  vostra macchina possa essere migrata in maniera istantanea sul nodo di backup riducendo al minimo il downtime. Un passaggio indolore, di cui potete tranquillamente non accorgervi. A ciò si aggiunge il bilanciamento accuratissimo delle  risorse, che vengono virtualizzate in rapporto 1:1 con l’hardware. Un sistema di nodi fault tolerant in architettura N+1 (hot-stand-by) bilancia le risorse, nettamente divise tra loro senza compromessi, e assegnate a ogni singola istanza server.

E c’è di più: ogni singole utente può monitorare, in tempo reale, lo stato del sistema ed il livello di ridondanza direttamente dal proprio pannello.

Dal pannello di controllo del nostro cloud server c’è una apposita sezione sulla disponibilità dell’alta affidabilità, dove si specificano il nodo operativo – dove è attualmente avviato il cloud server – e il nodo di backup, ossia il nodo pronto ad ospitare la virtual machine  in caso di guasto hardware del proprio nodo padre. Questo significa che ogni macchina ha sempre a disposizione un’infrastruttura hardware ridondata, che permette di sopperire, nel giro di pochi minuti, anche al guasto hardware più grave, al costo di un semplice riavvio.

Nessuna soluzione di server dedicato offre un tale servizio  a meno di non duplicare completamente l’infrastruttura, raddoppiando di fatto i costi e i tempi di ripresa.

Cosa succede quindi nella nostra infrastruttura se un nodo va down?

Come si può capire dalla precedente animazione, il sistema ridondato n+1, permette ai singoli cloud server di essere riaccesi nel giro di pochi minuti su un’infrastruttura gemella con le stesse caratteristiche ed essere immediatamente operativi. Una volta che il nodo di origine sarà ripristinato, le virtual machine potranno essere spostate in maniera “live“, cioè in modalità completamente trasparente all’utente e senza ulteriori riavvii nell’infrastruttura originale, facendo tornare disponibile il proprio nodo di backup.

Vale a dire, niente soluzioni nebulose per la nuvola, ma al contrario solidità e assenza di compromessi nelle nostre scelte tecnologiche.

 

 

Doppio fiber cut la notte del 6 dicembre

Chi era collegato ai nostri server se ne è accorto: ieri notte qualcosa non è andato per il verso giusto. Così, nonostante la nostra attenzione all’affidabilità e alla ridondanza, ci troviamo a rispondere alla domanda più spontanea del caso: come è successo?

Lo sfortunato iter è stato questo: dalle 11,00 di ieri mattina si è fermato il circuito Frosinone/Milano di Infracom. Nessuno ha percepito l’accaduto vista la ridondanza del collegamento. Il problema vero si è presentato alle 00.17, quando anche la fibra Fastweb è andata down. Il risultato? I servizi sul data-center di Frosinone si sono fermati e sono tornati attivi solo all’1.45, al termine della riparazione.

Il tempo totale di fermo è stato di circa un’ora e mezza, tuttavia non ha interessato i servizi dotati di ridondanza geografica visto che il data-center di Milano non è stato coinvolto.

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