Internet e religione, c’è davvero un collegamento?

Si parte dall’articolo di un Professore americano. Che rispecchia anche un certo modo di analizzare i “big data”. Pubblichiamo il commento del nostro amico Roberto Vacca. Perché, come diceva suo nonno: “cominciamo con il negare i fatti”

“Come Internet sta eliminando la religione in America”: titola il  4/4/2014 la Technology Review, rivista del MIT. Cita A. Downey, professore di Scienza dei Dati a Olin College of Engineering, che ha analizzato la crescita dell’uso di Internet e del numero di quelli che abbandonano la religione. Quest’ultimo parametro deriva da un sondaggio dell’Università di Chicago. A 9000 persone si è chiesto: ”Che religione preferisci? In quale religione ti hanno allevato? Sei laureato? Quanto usi Internet?”

Ecco i risultati:

Anno

1990

1995

2000

2005

2010

% utenti abituali Internet

0

10

42

70

72

% senza preferenze religiose

8

11,5

14

15

18

 

Dal 1990 al 2010 crescono sia gli utenti Internet, sia i non religiosi. La correlazione statistica fra le due variabili è 0,935.

La correlazione misura quanto, in un dato periodo, due fenomeni varino in modo simile: ha il valore 1 se le loro misure sono proporzionali, zero se sono indipendenti e -1 se inversamente proporzionali. Un’alta correlazione non implica che una variabile sia causa dell’altra. È alta la correlazione fra il numero annuo di assassini e quello delle chiese cattoliche, ma non perché nelle chiese si predichi la violenza: i due numeri sono proporzionali alla popolazione. In Italia la correlazione fra il numero di personal computer e quello dei casi di AIDS dal 1983 al 2004 era alta: ben 0,99, ma usare il computer non provoca certo l’AIDS.

Il giorno in cui incontrammo Stallman

Sveglia presto. Dalla nostra sede di Frosinone occorrono due ore per arrivare a Benevento. Appuntamento alle sei e mezzo (a.m.!) in ufficio. Nostri colleghi sono già in turno a rispondere ai ticket, migrare server, aggiornare macchine, a garantire che tutta la nostra infrastruttura sia in ordine per il nuovo giorno che inizia. Il sysadmin non dorme mai. Io ed altri due colleghi salutiamo e partiamo.
In macchina si discute sul software libero e sullo strano uomo che stiamo andando a conoscere, di quello che ha rappresentato e che rappresenta. Arrivati. L’evento si tiene all’università del Sannio ed è organizzata dalle associazioni LILIS e Uning. Il convegno inizia e tra gli altri interessanti interventi c’è anche quello di Luca Martinelli amministratore di Wikipedia in italiano che riassume la storia del progetto e ne traccia gli sviluppi futuri.
RMS (nick che usava nei tempi del MIT quando faceva reverse engineering di stampanti, n.d.r.) non è ancora arrivato. Pausa caffé. Vado a stringere la mano a Martinelli e gli faccio i complimenti per i progetti di Wikimedia Foundation. Con l’occasione gli faccio omaggio della Moleskine Seeweb, il nostro gadget che riscuote sempre grande successo (si, anche se siamo per un mondo paperless la carta è sempre la migliore amica delle nostre idee). Martinelli, da buon giornalista, apprezza sinceramente. Si fa una pausa in attesa che Lui arrivi. Facciamo visita alla postazione streaming con cui, attraverso un nostro cloudserver che abbiamo messo a disposizione ed usando strumenti con licenza rigorosamente Free Software, i ragazzi del LILIS permettono anche a chi non è potuto venire di assistere all’evento.
Stallman, finalmente, arriva.
Sale sul palco, si poggia al tavolo degli altri relatori, si leva le scarpe ed iniza a parlare.
È in veste di attivista, ripercorre la storia del movimento del Free Software che ha portato alla creazione di GNU/Linux, le sfide del passato e quelle del futuro.
Nella mia mente rifletto su cosa sarebbe il nostro lavoro senza questa persona.
È ora della ‘predica’.  Stallman dismette i panni dell’attivista ed indossa quelle del santo, San IGNUcius della chiesa di Emacs.

San IGNUcius (Richard Stallman)

San IGNUcius (Richard Stallman)

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