Crescita digitale e lavoro. L’Italia secondo Massimo Chiriatti

A che punto siamo e che speranze abbiamo con il digitale nel nostro Paese? Lo abbiamo chiesto al tecnologo Massimo Chiriatti, che da sempre si occupa dell’intersezione tra economia e tecnologia

Massimo Chiriatti

Massimo Chiriatti

In un tweet del 20 agosto scorso Massimo Chiriatti scrive: porsi una domanda è molto più difficile che trovare una buona risposta.
Alla luce di questa premessa trovare le domande a seguire è stato difficile, ma sappiamo già che la risposta sarà per certo più che buona. E – strano a dirsi in questo momento così difficile – anche piuttosto ottimista.

Il 9 luglio scorso a Venezia si è lanciata la sfida per un’Europa digitale. Ci sono stati segnali concreti a dimostrazione dell’impegno preso da quella data?

Il trend storico del rapporto impegni/risultati non depone certo a nostro favore. Però proprio in questi giorni abbiamo visto un segnale da parte del Governo con la nomina di Riccardo Luna a Digital Champion per l’Italia. È un primo passo, ma nessuno deve aspettare i risultati, dobbiamo tutti concorrere a produrli. Il ruolo di un cittadino digitale non si ferma al voto, ma alla partecipazione attiva perché adesso ha la tecnologia nelle mani per informarsi e comunicare con tutti. Gli effetti saranno determinati dall’uso che ne faremo.

Datagate: un vantaggio per il cloud made in Italy?

vantaggio per il cloud made in ItalyEntro il 2013 i cloud provider americani potrebbero perdere 35 miliardi di dollari: gli utenti non si fidano più

E volano verso altre piattaforme.  Secondo la Information Technology and Innovation Foundation infatti, le rivelazioni dell’informatico americano Edward Snowden – noto per aver diffuso informazioni relative a diversi programmi di sorveglianza di massa del governo americano e britannico –  hanno fatto preoccupare gli utenti,  che temono per la gestione della privacy e della sorveglianza.

E se migliaia di clienti nel mondo potrebbero annullare i propri contratti,  facendo perdere al mercato USA il 10% del business, Daniel Castro, senior analyst presso la Itif e autore del report aggiunge che “la percentuale potrebbe crescere se i governi stranieri  attivano barriere commerciali in senso protezionistico, come nel caso delle authority tedesche, che hanno già richiesto la sospensione di tutti i trasferimenti di dati”.

In Italia, pur tra le tante cose che non vanno, c’è un rispetto elevato per la privacy e, senza che un magistrato disponga un mandato, non è possibile violare i dati degli utenti.

Insomma, qualche volta vinciamo anche noi. E chissà che questa cosa non ci porti fortuna.

Sicurezza ICT: diteci la vostra!

Seeweb è sponsor di OAI, di cui è prossimo un rapporto sulla sicurezza informatica in Italia

Come Seeweb abbiamo sempre dato una grande importanza agli aspetti relativi alla sicurezza informatica. In virtù di questo oggi siamo – e orgogliosamente – sponsor di OAI, l‘Osservatorio Attacchi Informatici in Italia. L’obiettivo di questa collaborazione è realizzare per l’autunno che viene il Rapporto OAI 2012.Un report che sarà anche frutto del  contributo di tutti voi, che potrete facilmente “metterci del vostro” rispondendo al questionario pubblicato sul sito.

L’OAI, sulla scia dello statunitense Rapporto CSI, vuole diventare un punto di riferimento nell’ambito della sicurezza ICT in Italia, mantenendo inalterata la sua indipendenza, e lavorando sulla sensibilizzazione di chi si occupa di sicurezza informatica nonché di chi sta a capo delle aziende.  I precedenti Rapporti sono scaricabili dal sito.

Saremo molto lieti se tutti voi, lettori del blog, clienti, potenziali clienti che siate, vorrete dire la vostra – anonimamente, ribadiamo – sullo stato della sicurezza informatica.

Il Cloud in Italia: risultati e prospettive

Cloud 2011 Report

Dalla ricerca di Nextvalue per l’Italia emerge un 2011 all’insegna della tecnologia cloud, alla pari del resto d’Europa.

Italiani state tranquilli. Sappiamo che ultimamente per noi ci sono solo trend negativi ma stavolta in area Cloud non è così. Il report 2011 a cura di Nextvalue sull’uso di questa tecnologia nel nostro Paese ci fa assomigliare al resto d’Europa: il 61% dei CIO italiani ha adottato o adotterà il Cloud Computing. Continuando con le percentuali, che ultimamente ci assillano un po’ troppo, i dati dicono che il Cloud per il 74% ha contribuito a creare delle infrastrutture più “agili” rispondendo in maniera più efficace alle richieste di business, per il 71% ha ridotto i costi hardware e personale, pur migliorando il servizio, per il 56% ha favorito la spesa operativa (OpEX) a scapito della spesa di capitale (CapEX), mentre nel 42% dei casi ha reso più trasparente il rapporto tra investimento e ritorno economico.

Il dato interessante è che la motivazione della scelta non sia prettamente o maggiormente economica – sebbene il risparmio ci sia eccome – bensì quella della maggiore velocità nell’erogazione di servizi e processi. Per le aziende che ancora non si sono associate a questa tendenza, Seeweb  è pronta a fornire tutte le informazioni del caso.

Vantaggi attesi dall'adozione del Cloud

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