81 Cyber Attack al minuto: cosa sapere per proteggersi

42,8 milioni di attacchi in un solo anno, vale a dire: 117339 al giorno e 81 al minuto.

Anno dopo anno, la quantità di malware è andata ad aumentare. Nel 80% dei casi si tratta di problemi di sicurezza legati a software non adeguatamente aggiornati e alla vasta diffusione dei Social Network, divenuti lo strumento ideale per attività di Social Engineerin.

Secondo quanto riportato da Akamai (Q2 2015 State of the Internet Security Report), gli ultimi mesi rispetto a quelli dello scorso anno hanno riscontrato un notevole aumento di attacchi di tipo DDoS. Se i dati sopra riportati fanno spavento, occorre sapere che si riferiscono al 2014 e che il secondo quarter del 2015, rispetto al medesimo dello scorso anno, ha visto raddoppiare il numero di attacchi.Infografica Cyber AttackLe recenti attività di hacking, sono divenute ben più pericolose di quelle attuate in passato, in quanto, anzichè volte a defacciare un sito web, hanno lo scopo di diffondere malware silenti per sferrare attacchi di tipo DDoS di grandi proporzioni, che continuano ad aumentare di anno in anno.

Tra aprile e giugno ci sono stati 12 attacchi con picchi che hanno superato i 100 Gbps al secondo. Il più grande attacco dei mesi scorsi è durato più di 13 ore e ha superato i 240 Gbps di banda e sono davvero poche le aziende che hanno le capacità e le competenze di resistere ad attacchi di questo genere. In sostanza gli attacchi sono aumentati del 132% rispetto allo stesso trimestre del 2014 e del 7% rispetto ai primi mesi del 2015 anche se, il picco di banda osservato è rimasto inferiore rispetto al trimestre del 2014.

IoT: tra mito e realtà

Tra competizione su protocolli e miti che lo vedono come una tecnologia prossima a diventare “di uso quotidiano”, una riflessione sullo stato dell’Internet of Things

Prendendo spunto dalla recente costituzione di AllSeen Alliance, progetto collaborativo della Linux Foundation, proviamo a fare il punto sullo stato attuale del tanto chiacchierato IoT, analizzando i motivi per i quali nella nota curva dell’ Hype Cycle, l’Internet delle cose occupa (ancora) un punto sulla parte discendente della stessa, a indicare che è ancora ben lontano dal divenire una tecnologia di uso comune.hype_iot

AllJoyn è il framework messo appunto da AllSeen Alliance per “rendere possibile l’Internet of everything”. Il meccanismo scelto per la comunicazione è quello di funzionalità e dati esposti via API, scelta motivata dal fatto che molti sviluppatori lavorano quotidianamente con questo tipo di modello trovandosi ormai a proprio agio con esso. Il framework prevende un meccanismo di discovery che permette di sapere quali servizi e dati sono disponibili nella rete cui il dispositivo è connesso. Tutto è inteso funzionare ai livelli più alti del modello OSI, lasciando i problemi di interoperabilità ai livelli OSI più bassi come network e transportation rispetto ad altri. Si crea dunque un bus distribuito in cui ogni dispositovo (microcrontroller, server, app mobile etc) può pubblicare o consumare informazioni da una fonte cui è iscritto: autenticazione e crittografia sono parte integrante del protocollo. I nodi possono combinarsi tra loro formando una rete ibrida di tipo stella/mesh.

Completano il tutto un sdk e, per ultimo ma non meno importante, la licenza con cui il tutto è rilasciato è la ISC che è stata certificata dalla FSF come GPL compatibile.

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