Net Neutrality: cosa faranno della nostra Internet

Creare una Internet di prima classe e di terza classe, e fare finta di farlo per il nostro bene. Ecco come vogliono trasformare il futuro (web) di tutti noi.

Internet e net neutrality“La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento”.

Già dai tempi della tragedia del Titanic si poteva viaggiare in modo diverso a seconda del proprio status sociale.

Oggi anche noi, liberi fruitori di questo Internet “selvaggio, ricco, confuso”, potremmo rischiare di viaggiare su un web di primo e di secondo livello.
Noi di Seeweb abbiamo cercato più volte di parlare di net neutrality, non generando pero’ il dibattito che ci saremmo aspettati.
Questo perché a volte ci sono argomenti che non sempre “arrivano”: li sentiamo come complessi, o lontani da noi.
In realtà il problema della net neutralità ci riguarda tutti, e nel quotidiano riguarda come vedremo un film, come ascolteremo la musica, se vorremo fare delle videochiamate, se decideremo di creare una startup.
Riguarda quello che oggi facciamo sentendolo come un diritto acquisito.

I tedeschi sono stati bravi a raccontarci il problema della net neutrality in modo molto semplice, che “arriva”. Con leggerezza e ironia. E hanno realizzato un video che vi spiega senza tante complessità il progetto di Telecom. Lo vogliamo condividere con voi, affinché capiate perché siamo preoccupati.

Geoff Huston e le contraddizioni dell’ITU

Geoff Huston, guru del network

Geoff Huston, guru del network

In un nostro recente articolo vi abbiamo introdotto il tema della Internet Governance. Un tema complesso che non sta ricevendo l’attenzione che ci saremmo aspettati.

 

Per chi non si fosse mai imbattuto nell’argomento, potremmo riassumere senza troppi giri che alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia sono evidentemente favorevoli a rivedere le regole di interconnessione tra operatori.

Obiettivo: entrare nella gestione del traffico Internet offrendo servizi di qualità sulla base di accordi con i fornitori di contenuti e applicazioni, decidendo così cosa debba essere trasmesso bene e cosa no. A discapito di Provider come noi, e di quei fornitori di contenuti che non riusciranno ad accordarsi con le lobby.

Lo ITU nel suo ruolo è in prima fila per raggiungere l’obiettivo. Lo ITU è la stessa organizzazione che in un’altra occasione, invece, la pensava diversamente. Come ha brillantemente evidenziato Geoff Huston, un “guru” della rete di cui è uno dei primi esperti al mondo, nel suo bellissimo intervento all’IGF di Baku di cui riportiamo uno stralcio:

 

“C’è stato un tempo, appena 100 anni fa, quando comparve quest’oggetto moderno chiamato telefono, e la telegrafia decise che le regole dell’Unione Postale erano sbagliate: quelle erano solo lettere. (…) Seguirono una serie convention e conferenze e venne fuori l’ITU. Separarono i due modelli (telefonia e telegrafia, NdR) visto che non si trattava più solo delle Poste, giusto? La telefonia non funziona come le poste. Perché allora pensiamo ci sia anche la minima speranza di creare un singolo ambiente normativo in grado di abbracciare la telefonia e l’Internet di oggi e di domani?

Forse è tempo di provare e capire che cosa davvero pensasse quella gente 110 anni fa.

E forse è tempo di capire che nel mondo della rete, nel mondo dove computer e applicazioni sono ovunque, e il resto è mero trasporto di bit, forse è ora di pensare a come vogliamo organizzare il nostro mondo e degli strumenti di cui abbiamo bisogno, forse diversi dall’ITU che abbiamo oggi.

E forse è ora di prendere spunto e fare quello che ITU e IPU misero in atto quei 100 anni fa.”

Internet Governance: ecco perché siamo preoccupati.

Senza che troppi di noi ne siano abbastanza informati, è in corso una partita molto importante per il futuro della rete.

Oggi attraverso questo blog vogliamo esprimere una nostra profonda preoccupazione e, perché no, coinvolgervi nel dibattito che riguarda un tema caro a tutti noi.

Date le sconfinate possibilità che ci offre la rete, oggi potremmo infatti pensare di avere ancora davanti a noi un futuro fatto di opportunità e di accesso illimitato alla conoscenza o alle “conoscenze” possibili.

E invece uno spettro si aggira nel mondo digitale, ed è lo spettro della revisione delle regole di interconnessione tra operatori chiesta a gran voce da alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia.

Il problema è complesso da spiegare ma noi proveremo a farlo. In sostanza, c’è il rischio che in tema di gestione e differenziazione del traffico, i grandi fornitori di connettività decidano di tracciare i contenuti del web, con la motivazione “ufficiale” è  che così si potranno arginare problemi di picco del traffico e di congestione.

Ammesso che si verifichino problemi di congestione, questo significa che l’utente finale “vedrà” meglio quello che decideranno di fargli vedere meglio. Ci saranno quindi dei contenuti che verranno diffusi con una peggiore qualità. A netto svantaggio anche dei provider.

Invece di risolvere il problema – se di problema si tratta – di congestione ridimensionando correttamente la capacità del network (cosa che sarebbe anche più economica), si progetta di far subentrare nella Internet Governance attori terzi che strizzano l’occhio alle lobby.

Facendo così morire il concetto stesso di Internet. Che dovrebbe coincidere con libertà. Che non dovrebbe prevedere alcuna leadership o lobby al comando.

La nostra stessa preoccupazione è stata espressa con un comunicato dal Chief evangelist di Google, Vint Cerf: “La mia maggiore preoccupazione, e spero anche la vostra, è collegata all’introduzione di accordi governativi multilaterali, che sostengono di essere responsabili sia per gli standard che per la operatività della rete.

Mentre la leadership dell’ITU ripete continuamente che non c’è alcun interesse per il “controllo” di Internet, il testo delle proposte che vengono da diversi stati membri dell’ ITU indica una direzione diversa.”

Noi riteniamo questo scenario davvero inquietante. Su Facebook, che oggi con questo sistema forse non sarebbe mai nato, si direbbe: condividi.

Ecco, noi vi invitiamo a condividere il nostro articolo. E, se vorrete, il nostro già evidente dissenso a quanto potrebbe accadere.

Nella foto, Vint Cerf, Chief Evangelist di Google.

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