Cloud Ibrido e sicurezza: la parola a Daniele Vona

Spostarsi verso il cloud ibrido e sfruttare le potenzialità delle risorse per l’infrastruttura IaaS significa affrontare un percorso di trasformazione tecnologica e organizzativa

daniele-vona-seewebPer l’IT ciò significa valutare quali applicativi e servizi esternalizzare e quali invece tenersi in casa; in che modo curare l’integrazione dei vari ambienti, garantendo al contempo la sicurezza dell’intera infrastruttura. Focalizzando la nostra attenzione sugli aspetti di sicurezza, la compliance – intesa come aderenza alla normativa così come alle policy interne e a quelle del fornitore – può essere molto difficoltosa nel caso del cloud ibrido.

Bisogna dimostrare che il proprio fornitore di servizi cloud e il private cloud on premise rispettino la normativa, e al contempo provare che sia conforme anche la strumentazione impiegata per il coordinamento tra i due ambienti.

«Oggi il cloud ibrido rappresenta il punto di svolta per ottimizzare le infrastrutture del proprio reparto IT senza dover rinunciare alla sicurezza. Un cloud provider può ottemperare alle policy di compliance più di quanto un’azienda possa fare autonomamente perché ha già organizzato correttamente la propria infrastruttura IT, ha predisposto un team dedicato alla risoluzione delle problematiche di sicurezza IT. Inoltre frequentemente, e questo ad esempio è il caso di Seeweb, dispone di specifiche certificazioni come la Iso27001; tali certificazioni sono spesso alla base delle consuete scelte di compliance delle aziende», afferma Daniele Vona, Responsabile Presales e Cloud Architect.

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