IoT: tra mito e realtà

Tra competizione su protocolli e miti che lo vedono come una tecnologia prossima a diventare “di uso quotidiano”, una riflessione sullo stato dell’Internet of Things

Prendendo spunto dalla recente costituzione di AllSeen Alliance, progetto collaborativo della Linux Foundation, proviamo a fare il punto sullo stato attuale del tanto chiacchierato IoT, analizzando i motivi per i quali nella nota curva dell’ Hype Cycle, l’Internet delle cose occupa (ancora) un punto sulla parte discendente della stessa, a indicare che è ancora ben lontano dal divenire una tecnologia di uso comune.hype_iot

AllJoyn è il framework messo appunto da AllSeen Alliance per “rendere possibile l’Internet of everything”. Il meccanismo scelto per la comunicazione è quello di funzionalità e dati esposti via API, scelta motivata dal fatto che molti sviluppatori lavorano quotidianamente con questo tipo di modello trovandosi ormai a proprio agio con esso. Il framework prevende un meccanismo di discovery che permette di sapere quali servizi e dati sono disponibili nella rete cui il dispositivo è connesso. Tutto è inteso funzionare ai livelli più alti del modello OSI, lasciando i problemi di interoperabilità ai livelli OSI più bassi come network e transportation rispetto ad altri. Si crea dunque un bus distribuito in cui ogni dispositovo (microcrontroller, server, app mobile etc) può pubblicare o consumare informazioni da una fonte cui è iscritto: autenticazione e crittografia sono parte integrante del protocollo. I nodi possono combinarsi tra loro formando una rete ibrida di tipo stella/mesh.

Completano il tutto un sdk e, per ultimo ma non meno importante, la licenza con cui il tutto è rilasciato è la ISC che è stata certificata dalla FSF come GPL compatibile.

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