Quanto vorresti per rinunciare ad Internet?

“Quanti soldi ti dovrei dare per farti rinunciare del tutto a usare Internet?”. È una domanda ipotetica che nessuno ti farà. La risposta, però, può dare un’idea di quanto tu ci tenga a stare in rete – di quanto tu sia “Internet-dipendente”.

Di Roberto Vacca – 23 Marzo 2012.

Quanto ci vorrebbe per farti rinunciare a Internet?

Quanto vorresti per rinunciare a Internet? (Photo Courtesy Philip Greenspun)

Quanti sono gli italiani che usano Internet? Mi connetto a Google e scrivo: “Numero utenti Internet”. Ricevo subito molti possibili link. Fra questi un trattatello di gandalf.it. Riconosco che è il sito di Giancarlo Livraghi: serio, professionale, aggiornato. Mi dice che i numeri sono incerti e includono anche gli utenti che si connettono raramente: una volta al mese o alla settimana. In tutto sarebbero 24 milioni, di cui 4 sul lavoro e 24 da casa.

Chi usa Web di rado, rinuncerebbe anche per una piccola somma. Tanto per fissare le idee, diciamo – “a sciabolate” – che avrebbe senso la risposta data da 6 milioni di persone. Altrove Internet ha molti più utenti che in Italia. La domanda è stata posta in vari Paesi a campioni di utenti Internet dal Boston Consulting Group. Io l’ho saputo da un e-mail inviatomi dall’Istituto degli Ingegneri elettrotecnici ed elettronici di cui sono membro da 60 anni (IEEE Spectrum ComputerWise Newsletter).

Le risposte non esprimono una misura scientifica della desiderabilità [Vilfredo Pareto la chiamava “ofelimità”] del servizio dato da Internet, ma danno almeno ordini di grandezza. Hanno una modesta credibilità, ma forniscono una base utile per ispirare ragionamenti quantitativi. Riporto in tabella i risultati espressi in dollari. È sorprendente che l’uso di Internet appaia più importante per i britannici che non per gli statunitensi.

PaeseTurchiaBrasileMedia G20(*)USAUK
(*) G20 sono i 19 Paesi più ricchi del mondo più l’Unione Europea
Somma in $ per cui si rinuncia a Internet3231287143025003450

Sono più interessanti le motivazioni espresse in interviste. Alcuni intervistati giustificavano la loro definizione della somma di denaro richiesta riferendosi solo all’utilità di Internet sul lavoro. Qualcuno sosteneva che senza Internet non avrebbe potuto lavorare affatto. Quindi avrebbe voluto essere risarcito con una somma annua uguale al suo salario. Qualche commerciante cercava di valutare di quanto Internet avesse fatto crescere i suoi profitti annui. La rinuncia avrebbe dovuto essere compensata con l’equivalente di quell’incremento.

Molti sembrano convinti del fatto che l’uso del WorldWide Web sia tanto utile da costituire un fattore importante dell’economia e della crescita. Il paradosso è evidente. Il numero degli utenti e la frequenza dei loro accessi in rete crescono notevolmente. Grosso modo si può dire che siano raddoppiati negli ultimi cinque o sei anni. Sappiamo bene, però, che l’economia almeno negli ultimi 4 anni è cresciuta molto poco. In Italia, depurato dell’inflazione, il prodotto interno lordo è diminuito. Dunque concluderemmo che Internet non serve a guadagnare di più, ma a fare più agevolmente le stesse cose che facevamo prima.

La mia esperienza professionale non è più illuminante. Io faccio consulenze e scrivo libri e articoli in cui analizzo variabili socio-economiche e cerco di suggerire strategie per migliorare varie situazioni – o per salvarci da pericoli incombenti. Lo facevo anche 40 anni fa: i miei risultati erano documentati in modo peggiore e faticavo molto di più. A quel tempo giornali e riviste erano pronti a pubblicare i miei scritti e davano un certo risalto ai miei argomenti. Attualmente, invece, sono meno interessati e dibattono, in genere, questioni più qualitative e opinabili. I miei tentativi di correlare tecnologia, economia e cultura vengono considerati da molti direttori come troppo tecnici. Ritengo, dunque, che Internet sia molto importante per me perché mi facilita la comprensione del mondo. Non mi aiuta a guadagnare di più, ma per rinunciare a connettermi dovrei essere compensato almeno con 100.000 dollari all’anno. Oltre a usare Google ricevo input giornalieri spesso interessanti da Slashdot.com, Technology Review (dell’ MIT – newsletter@my.trnewsletter.com) e da altri benefattori.

Questo argomento è stato discusso sul periodico on line degli ingegneri americani che ho citato sopra. Molti di loro sono intervenuti e hanno detto che vorrebbero un risarcimento da parecchie decine di migliaia ad alcuni milioni di dollari. Il loro peso è inadeguato a spostare la media USA dai modesti 2500 $ riportati in tabella.

La maggioranza degli utenti Internet non rinuncerebbe a guadagni, ma solo a giochetti, interessi pruriginosi ed attività perditempo. Sarebbe interessante indagare quanto valutino gli utenti la rinuncia all’uso di Google o Wikipedia. E anche quanti utenti usino Google e quanti vaghino in cerca di curiosità e giochi.

 

Roberto VaccaRoberto Vacca

Laureato in ingegneria elettrotecnica e libero docente in Automazione del Calcolo (Università di Roma). Docente di Computer, ingegneria dei sistemi, gestione totale della qualità (Università di Roma e Milano). Fino al 1975 Direttore Generale e Tecnico di un’azienda attiva nel controllo computerizzato di sistemi tecnologici, quindi consulente in ingegneria dei sistemi (trasporti, energia, comunicazioni) e previsione tecnologica. Scrittore e divulgatore scientifico sugli argomenti citati, ha realizzato anche numerosi programmi TV di divulgazione tecnologica.

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