Geoff Huston e le contraddizioni dell’ITU

Geoff Huston, guru del network

Geoff Huston, guru del network

In un nostro recente articolo vi abbiamo introdotto il tema della Internet Governance. Un tema complesso che non sta ricevendo l’attenzione che ci saremmo aspettati.

 

Per chi non si fosse mai imbattuto nell’argomento, potremmo riassumere senza troppi giri che alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia sono evidentemente favorevoli a rivedere le regole di interconnessione tra operatori.

Obiettivo: entrare nella gestione del traffico Internet offrendo servizi di qualità sulla base di accordi con i fornitori di contenuti e applicazioni, decidendo così cosa debba essere trasmesso bene e cosa no. A discapito di Provider come noi, e di quei fornitori di contenuti che non riusciranno ad accordarsi con le lobby.

Lo ITU nel suo ruolo è in prima fila per raggiungere l’obiettivo. Lo ITU è la stessa organizzazione che in un’altra occasione, invece, la pensava diversamente. Come ha brillantemente evidenziato Geoff Huston, un “guru” della rete di cui è uno dei primi esperti al mondo, nel suo bellissimo intervento all’IGF di Baku di cui riportiamo uno stralcio:

 

“C’è stato un tempo, appena 100 anni fa, quando comparve quest’oggetto moderno chiamato telefono, e la telegrafia decise che le regole dell’Unione Postale erano sbagliate: quelle erano solo lettere. (…) Seguirono una serie convention e conferenze e venne fuori l’ITU. Separarono i due modelli (telefonia e telegrafia, NdR) visto che non si trattava più solo delle Poste, giusto? La telefonia non funziona come le poste. Perché allora pensiamo ci sia anche la minima speranza di creare un singolo ambiente normativo in grado di abbracciare la telefonia e l’Internet di oggi e di domani?

Forse è tempo di provare e capire che cosa davvero pensasse quella gente 110 anni fa.

E forse è tempo di capire che nel mondo della rete, nel mondo dove computer e applicazioni sono ovunque, e il resto è mero trasporto di bit, forse è ora di pensare a come vogliamo organizzare il nostro mondo e degli strumenti di cui abbiamo bisogno, forse diversi dall’ITU che abbiamo oggi.

E forse è ora di prendere spunto e fare quello che ITU e IPU misero in atto quei 100 anni fa.”

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