Uno studio del MIT intitolato “The GenAI Divide – State of AI in business 2025” ha recentemente rivelato un dato apparentemente negativo sul successo reale dello sviluppo dell’intelligenza artificiale: il 95% dei progetti basati su AI generativa non riesce, secondo il report, a generare un ritorno sull’investimento (ROI) misurabile.
Il report si è basato su un metodo di ricerca trasversale, che ha visto la revisione sistematica di oltre 300 progetti di intelligenza artificiale noti pubblicamente, interviste e sondaggi a rappresentanti e manager di importanti organizzazioni in un periodo compreso tra gennaio e giugno 2025.
MIT: nessun ritorno sull’investimento per la maggior parte delle imprese con GenAI
In sostanza, solo il 5% dei progetti di integrazione dell’AI riesce a generare milioni di dollari di valore; il resto, non vede alcun impatto misurabile sul bilancio. Un risultato che che non sembra essere determinato dall’efficacia dei modelli né ostacolato dalla regolamentazione, ma piuttosto dall’approccio nell’adozione. E che, a prima vista, sembra molto negativo: un segno che la grande attenzione dei mercati e l’hype comunicativo che abbiamo osservato sinora sull’AI non si basavano su un valore concreto o un impatto misurabile sul profitto.
Rappresentazione dei livelli di sperimentazione e implementazione della GenAI sia per modelli “general purpose” che per modelli più specifici ed enterprise. Fonte: MIT NANDA
Ma come è possibile un risultato simile considerando i cospicui investimenti nella GenAI? In realtà, sembra che le aziende abbiano testato e stiano testando tali strumenti, ma più con il beneficio di migliorare la produttività individuale, senza un ritorno finanziario effettivo: i chatbot stanno riscontrando molto successo per la loro flessibilità e la facilità di utilizzo ma non sembrano apportare vantaggi rilevanti nei flussi di lavoro critici per la “carenza di memoria e di customizzazione.” Lo studio del MIT evidenzia quindi come molte aziende esplorino l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale generativa, ma come poche di loro li implementino effettivamente.
La lettura alternativa: il 5% è già un successo
Davvero l’intelligenza artificiale generativa non si sta traducendo in una reale trasformazione del business? Tutto quello che è stato detto e fatto sull’AI è stata una mera bolla? Secondo Antonio Baldassarra, CEO DHH e Seeweb – che ha investito moltissimo in infrastrutture per AI e ML – è riduttivo leggere questo dato (come sta accadendo in rete) in modo negativo.“Se tra il 5% e il 10% dei progetti enterprise di AI generativa (non di AI in generale) ha già raggiunto il successo e creato valore con una tecnologia così giovane e instabile, che richiede enormi sforzi di integrazione, allora siamo di fronte a una delle più grandi rivoluzioni disruptive di sempre. Inoltre, questo significa che stiamo già scalando lo ‘Slope of Enlightenment’ del Gartner Hype Cycle, e questo è enorme. È il tipico momento del ‘get the best through the worst'”.
Lo Slope of Enlightenment (o Pendio dell’Illuminazione) citato da Baldassarra si riferisce alla quarta fase del ciclo di Gartner, dove una tecnologia o un trend iniziano a superare le aspettative irrealistiche, maturando verso un’adozione reale e produttiva. In tale fase:
- le aziende capiscono come la tecnologia può generare valore concreto, spesso ridimensionandone gli usi e le aspettative iniziali (es.: l’AI passa da “soluzione magica” a un tool per fare automazione mirata);
- si migliorano best practice e casi d’uso sostenibili.
AI generativa: le potenzialità dopo la fase precoce
L’AI generativa è una delle innovazioni più potenti degli ultimi anni, ma è ancora in una fase precoce. Le aziende che hanno ottenuto risultati significativi lo hanno fatto perché:
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- hanno focalizzato l’AI su un problema specifico, evitando di puntare a soluzioni generiche;
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- hanno collaborato con partner e vendor specializzati anziché sperimentare e reinventare tutto internamente;
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- hanno adottato un approccio pragmatico, partendo da ottimizzazioni interne (come l’automazione back-office) prima di mirare a progetti più complessi.
Cosa significa per le aziende?
Il fatto che solo il 5% stia ottenendo risultati concreti non è un segnale di fallimento, ma un ottimo inizio e la prova che l’AI generativa richiede un approccio strategico e non solo tecnologico:
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- non basta adottare l’AI perché va di moda: serve una vera integrazione nei processi aziendali;
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- l’adozione è fondamentale: senza formazione e cambio di prospettiva, anche la migliore tecnologia fallisce;
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- il successo arriva con l’esecuzione precisa e realistica.
Nessuna bolla: solo l’inizio di un cambiamento epocale
Se oggi solo una piccola percentuale di progetti funziona, domani – con maggior maturità tecnologica e apprendimento – il vantaggio competitivo sarà enorme per chi ha saputo investire correttamente. L’AI generativa non è una bolla: è l’inizio di una trasformazione epocale, e chi saprà sfruttarla oggi dominerà il mercato di domani.
“Questo è il tipico momento del ‘get the best through the worst’ moment”, come afferma Baldassarra. E in effetti, la vera innovazione nasce sempre dalle difficoltà e prende piede gradualmente: anche gli esordi del cloud computing sono stati caratterizzati da una evoluzione graduale che ha catturato l’interesse delle grandi aziende tecnologiche e portato allo sviluppo di servizi innovativi che oggi influenzano quasi ogni aspetto dell’economia digitale.
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