Durante il webinar organizzato da Seeweb, “L’Italia è pronta per un Cloud e AI Development Act?”, il dibattito ha messo in luce una complessa interazione tra la necessità di regolamentazione, la concentrazione del mercato digitale e l’urgenza di definire una chiara politica industriale europea per colmare il divario con le potenze tecnologiche globali.
Il Cloud: spina dorsale dell’economia digitale con nodi critici
I servizi di cloud computing sono diventati un elemento cruciale per la società e l’intero ecosistema digitale, con una funzione economica assimilabile a quella delle reti di comunicazione. Il settore ha registrato tassi di crescita annuali di circa il 30% negli ultimi anni, e l’adozione media da parte delle imprese europee si attesta intorno al 45%, con l’Italia che supera la media, raggiungendo oltre il 65.
Nonostante questa rapida crescita, il mercato Infrastructure as a Service (IaaS) in Europa è altamente concentrato, con circa l’80% detenuto da soli tre operatori, i cosiddetti “hyperscaler”. Questa concentrazione ha portato a diverse analisi di mercato da parte delle autorità di concorrenza, che hanno individuato ostacoli alla concorrenza come il “vendor lock-in” (restrizioni alla portabilità dei dati o API chiuse) e strategie commerciali aggressive come il “bundling” e il “tying”. Le autorità hanno riconosciuto problemi di abuso di posizione dominante attraverso il “leveraging” di potere di mercato da altri servizi (es. software) verso il cloud, con indagini aperte in UK, USA e presso la Commissione Europea.
Un mosaico normativo europeo tra luci e ombre
Prof. Antonio Manganelli: “La regolazione del cloud sembra un tema molto tecnico, da esperti, e per certi versi lo è, ovviamente. Tuttavia, i servizi di cloud computing stanno diventando un elemento cruciale per la società e per l’ecosistema digitale perché consentono un’abilitazione essenziale per l’intera economia”.
Il mercato del cloud non è privo di regolamentazione. Esistono numerosi atti normativi che lo toccano direttamente o indirettamente, tra cui il GDPR (in particolare l’articolo 20 sulla portabilità dei dati personali) e il Free Flow of Non-Personal Data Regulation. Tuttavia, questi si sono rivelati parzialmente inefficaci.
In questo contesto, sono emersi atti più recenti e incisivi:
- Data Act: Entrato in vigore ma efficace da settembre 2025, mira a eliminare i costi di “switching” e a garantire l’interoperabilità dei servizi cloud. È una regolamentazione “simmetrica”, applicabile a tutte le imprese cloud, comprese le PMI. Tuttavia, è stato sollevato il timore che i costi di compliance possano avere un impatto regressivo sulla concorrenza, svantaggiando gli operatori più piccoli
- Digital Market Act (DMA): Concepito per regolare in modo “asimmetrico” i grandi operatori (“gatekeeper”) nelle piattaforme digitali, inclusi i servizi di cloud computing. Sorprendentemente, nessun operatore cloud è stato ancora identificato come gatekeeper. Ciò è dovuto, in parte, al fatto che il DMA è pensato per piattaforme a due versanti, mentre i servizi cloud hanno spesso aspetti di verticalità.
- Cloud and AI Development Act: Atteso per il quarto quadrimestre del 2025, questo atto si preannuncia più come un’iniziativa di politica industriale che di regolazione stringente. L’obiettivo principale è promuovere lo sviluppo di servizi cloud e AI, anche europei, data la natura pervasiva del cloud nell’intera catena del valore dell’AI. Potrebbe includere anche un “piccolo pezzetto” regolatorio per prevenire il “leveraging” di potere di mercato dal cloud all’AI.
La spinta verso la sovranità digitale e il “Buy European”
Un cambiamento “clamoroso” si è verificato negli ultimi mesi a livello politico europeo. Paesi del Nord Europa come Olanda, Estonia e Danimarca, tradizionalmente più allineati con gli Stati Uniti, stanno mostrando una crescente volontà di distaccarsi dai servizi americani e di costruire piattaforme open source o favorire l’acquisto di soluzioni europee. Questo ha reso più concreta la possibilità di inserire clausole di “Buy European” negli appalti pubblici. Si tratta di uno sviluppo “molto importante” perché la normativa da sola non basta a far crescere un’industria europea; è necessario che vi siano aspetti del mercato in cui l’industria europea possa avere un proprio margine di crescita. L’Europa è spesso accusata di “ipertrofia normativa”. Tuttavia, come ha sottolineato l’avvocato Genna, la normativa sul cloud non è particolarmente pervasiva se paragonata a quella fiscale nazionale. La complessità risiede piuttosto nel linguaggio tecnico che unisce aspetti giuridici, economici e ingegneristici, rendendo difficilI la comprensione e la compliance, soprattutto per le PMI.
Avv. Innocenzo Genna: “Il cloud non è un settore altamente regolamentato a livello europeo e il Cloud and AI Development ACT va inteso come un atto di indirizzo di politica industriale cioè un atto che indica quali sono le aree dove bisogna investire per aiutare gli Stati membri e le imprese”.
Il ruolo cruciale della commessa cubblica: volano o barriera?
Il procurement pubblico è stato identificato come un volano determinante per lo sviluppo di un’industria digitale europea, ma la sua applicazione attuale presenta serie criticità.
La commessa pubblica compra servizi cloud e AI “con lo stesso livello di attenzione con la quale compra i prodotti”. Le gare sono spesso concepite con dimensioni e lotti tali da escludere il tessuto industriale italiano, composto per il 70-80% da PMI, che faticano a partecipare. Questo crea un “processo di esclusione” che impedisce alle aziende locali di crescere.
Avv. Maria Vittoria La Rosa: “Continuiamo a regolare la commessa pubblica come una vicenda meramente burocratica destinata ai grandi operatori che già oggi partecipano alle gare: di fatto, si crea una barriera all’accesso per gli operatori più piccoli”.
Nel caso dell’IT, soprattutto in Italia, il PNRR ha reso la pubblica amministrazione un “unico soggetto” acquirente con un volume di acquisti talmente elevato da prelazionare e orientare l’intero mercato, annullando di fatto la concorrenza anche nel settore privato. Acquistare prevalentemente da hyperscaler esteri porta a una richiesta di competenze più incentrata sull’installazione e funzionamento di quegli specifici sistemi, piuttosto che sullo sviluppo di competenze di cloud computing più ampie e innovative a livello nazionale.
Ing. Antonio Baldassarra: “Negli ultimi 20 anni big tech ha preso una posizione commerciale rilevante che oggi si cerca di arginare, ma non è questo il punto. Noi abbiamo un tessuto industriale composto prevalentemente da PMI: queste generano un flusso fiscale che però poi alimenta una spesa di servizi IT che va a finire all’estero”.
Le autorità nazionali: sentinelle in un mare in tempesta
Le autorità italiane svolgono un ruolo attivo nel tentativo di arginare le condotte delle piattaforme digitali. AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato): Ha promosso indagini conoscitive e potenziato gli strumenti di “advocacy” (pareri al legislatore). In particolare, ha suggerito modifiche legislative per rafforzare l’abuso di dipendenza economica in presenza di piattaforme digitali e per consentire la notifica di concentrazioni sotto soglia che potrebbero avere impatti sulla concorrenza dinamica (le cosiddette “killer acquisitions”). L’AGCM ha già condotto casi importanti prima del DMA, riguardanti ostacoli all’interoperabilità e “self-preferencing”. Continua a lavorare sul tema delle piattaforme, cooperando strettamente con la Commissione Europea e altre autorità nazionali.
Dottor Renato Sicca: “La crescita esponenziale del potere di queste piattaforme richiedeva una particolare attenzione e anche una sorta di argine alla molteplicità di comportamenti che su tanti aspetti venivano osservati”Dottor Renato Sicca: “La crescita esponenziale del potere di queste piattaforme richiedeva una particolare attenzione e anche una sorta di argine alla molteplicità di comportamenti che su tanti aspetti venivano osservati”.
AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni): In quanto coordinatore dei servizi digitali (DSC) per l’Italia, AGCOM opera in un contesto di convergenza normativa e necessita di coordinamento tra i numerosi atti europei (DMA, DSA, AI Act, Data Act). AGCOM sottolinea l’importanza della “regulatory dialogue” tra le autorità e la necessità di coerenza e semplificazione nelle definizioni e nell’applicazione delle norme. Il suo raggio d’azione si estende dalla vigilanza sulle elezioni politiche e la disinformazione generata dall’AI, ai siti di e-commerce, call center, influencer virtuali e la tutela del copyright online, con il nuovo AI Act che introduce il principio dell’opt-out per l’allenamento dei sistemi AI.
Dottor Marco Benacchio: “Agcom nasce come autorità convergente, solo che si è sempre pensato alla convergenza tra comunicazione elettronica e media. Oggi siamo in un contesto digitale dove la convergenza è nei fatti, ci sono norme diverse che in qualche modo interagiscono e tanti attori che operano in un quadro molto complesso”.
L’industria e gli investimenti: tra scommesse e necessità di semplificazione
Dal punto di vista industriale, la narrazione europea di “regolare, arginare, frenare” non risuona con chi deve far crescere le imprese. Si sente la mancanza di un pensiero che favorisca la nascita e la crescita di “campioni globali” come negli Stati Uniti, anziché cercare di crearli “per decreto”.
Dott. Luca Megale: “Per quanto riguarda il cloud, occorrefavorire la sperimentazione tra imprese e autorità per una regolamentazione pro-concorrenziale, insieme ad una politica industriale di sviluppo finalizzata ad un cloud europeo”.
L’Europa deve fare i conti con ostacoli come la pluralità linguistica e la minore disponibilità di capitali per gli investimenti tecnologici rispetto agli Stati Uniti.
Alberto Messina (RAI): “Nei nostri archivi abbiamo milioni di ore di girato che va dagli anni 50 fino a oggi e questo è un patrimonio immenso che potrebbe rappresentare una sorgente di conoscenza per addestrare modelli di intelligenza artificiale particolarmente curati sulla cultura italiana”.
Gli investimenti in cloud e intelligenza artificiale richiedono miliardi di euro. L’Italia, in particolare, è fanalino di coda in Europa per investimenti in venture capital, essenziali per l’innovazione tecnologica. Si invoca la necessità di semplificazioni delle norme sulla tecnologia e di una normativa europea comune che faciliti il mercato unico, piuttosto che ingessare l’innovazione.
Dott. Simone Cremonini (Alchemia SGR): “Il mercato delle telecomunicazioni mobili in Europa si è sviluppato più velocemente grazie a regole molto precise che hanno stabilito uno standard. Per non scoraggiare le startup AI dai numerosi adempimenti legislativi, abbiamo bisogno di semplificazioni delle norme sulla tecnologia“.
In Italia molti operatori stanno investendo significativamente nello sviluppo di competenze cross-settoriali, dalla connettività al cloud, fino allo sviluppo del primo “large language model” per il mondo italiano, nativamente conforme all’AI Act. Questo tipo di iniziative dimostrano la volontà di creare soluzioni europee che rispondano alle esigenze locali e garantiscano il controllo dei dati.
Dott. Vincenzo Ferraiuolo (Fastweb + Vodafone): “Fastweb Vodafone ha investito in uno scenario competitivo complesso che vede chiaramente gli hypersaler ed i grandi OTT extraeuropei con un vantaggio competitivo enorme, avendo sviluppato Cloud e AI in anticipo ed in assenza di regole. Noi invece abbiamo lavorato progressivamente per sviluppare competenze al fine di poter fornire servizi end to end, connettività, cloud edge più vicino possibile al cliente”.
Conclusioni: agire oltre il dibattito
Il webinar ha evidenziato che la strada per un Cloud e AI Development Act efficace è complessa. Non basta normare: occorre una chiara visione industriale e finanziaria. La Commissione Europea, le autorità nazionali e gli operatori privati devono lavorare insieme per:
- Semplificare il quadro normativo: Evitando “l’eccesso di entropia” e l’incertezza che possono paralizzare le PMI.
- Orientare il procurement pubblico: Trasformandolo da barriera a volano per l’industria europea, ripensando la concezione delle gare e favorendo l’accesso alle PMI e agli operatori locali.
- Promuovere gli investimenti: Creando un contesto che attragga capitali e favorisca la crescita degli operatori locali.
- Colmare il divario di competenze: Sviluppando profili qualificati nel cloud computing e nell’AI, piuttosto che solo “installatori” di soluzioni degli operatori hyperscaler.
- Mantenere un dialogo costante: Tra esperti, autorità e settore industriale per trasformare i dibattiti tecnici in azioni concrete e incrementali.
Rivedi la registrazione del webinar qui per approfondire i temi discussi e ascoltare gli interventi dei relatori.
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