In occasione dei trent’anni dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) si è tenuto un convegno presso la Camera dei Deputati per riflettere sul percorso compiuto e, soprattutto, sulle sfide future che attendono il settore tecnologico in Italia. Tra gli interventi più significativi, quello di Antonio Baldassarra, Amministratore Delegato di Seeweb, ha offerto una prospettiva schietta e analitica sulle dinamiche che stanno plasmando il presente e il futuro della capacità tecnologica nazionale.
Il suo discorso, intriso di esperienza diretta e di una profonda conoscenza del settore, ha messo in luce un tema sollevato dal presidente di AIIP Giovanni Zorzoni, evidenziando che la finanziarizzazione dell’economia ha di fatto generato narrazioni limitanti e meccanismi disfunzionali che, pur in presenza di elevate competenze italiane, ostacolano la piena espressione e valorizzazione del nostro settore produttivo.
Contro la narrazione per cui servono nuovi “mega data center”
L’Amministratore Delegato di Seeweb, definendosi “olivettiano”, ha ricordato come, dopo la scomparsa di Adriano Olivetti, la decisione di estromettere l’elettronica da determinati settori fosse motivata da un’errata percezione che fosse “una cosa troppo grande per l’Italia” tale che nessuno può permettersi di innovare come accade, ad esempio, oltre oceano. Secondo Baldassarra, queste narrazioni non sono un riflesso della realtà oggettiva delle capacità tecniche ed economiche italiane, ma piuttosto sono “inibitori virtuali” messi in campo per sostenere coloro che sono impegnati nella “battaglia della finanziarizzazione” dell’economia. L’insistenza sull’idea che siano necessarie risorse smisurate sul cloud o sull’Intelligenza Artificiale, in particolare poter disporre di infrastrutture fisiche come i “mega data center”, non sempre trova riscontro nelle esigenze tecnologiche effettive del nostro Paese.
Per contrastare questa narrazione, Baldassarra (nella foto sotto durante l’intervento) ha citato un esempio concreto e illuminante: un modello LLM di successo sviluppato in Cina è stato realizzato utilizzando un data center molto più piccolo di quelli posseduti da molti operatori italiani rappresentati da AIIP. L’impatto rivoluzionario di Deepseek non è stato primariamente tecnologico, ma finanziario, poiché ha saputo “rompere il tema della tensione finanziaria” imposta dalla narrazione dominante sui costi e sulle dimensioni necessarie per allenare un sistema AI.

Le competenze in Italia ci sono
Questa narrazione del “troppo grande” si accompagna a un’altra percezione diffusa e, a detta di Baldassarra, ancora più dannosa per chi opera nel settore: quella secondo cui in Italia “non abbiamo le competenze”. Questa “narrazione mainstream” della carenza di competenze in Italia è smentita dalla realtà che si osserva quotidianamente tra gli associati di AIIP e in generale nell’industria tecnologica italiana. Questa elevata competenza italiana permette di realizzare “veri e propri miracoli tecnologici”, ed offre una testimonianza che stride con la narrazione prevalente.
Il ruolo delle società di consulenza
Un altro elemento critico sollevato da Baldassarra riguarda il ruolo sempre più centrale delle società di consulenza che giocano un ruolo-chiave nel percorso del public procurement. Queste entità, essendo “fortemente finanziarizzate” e operando con i propri interessi e le proprie alleanze, hanno assunto una posizione di presidio nel mondo della pubblica amministrazione. La loro influenza si manifesta in particolare nel procurement, condizionando in modo determinante le scelte delle “centrali di acquisto”.
Il risultato è un approccio agli acquisti pubblici completamente disgiunto dal tessuto industriale del paese. Nonostante la spesa IT corrente della pubblica amministrazione (anche al di fuori del PNRR) ammonti a diversi miliardi di euro all’anno (3-4 miliardi solo di spesa corrente IT l’anno), è quasi interamente orientata verso il cloud per effetto della politica Cloud First. Ma solo una “piccola percentuale” di questa spesa riesce a essere intercettata dall’industria nazionale. Questo “procurement pubblico” mostruosamente discriminatorio rappresenta, a parere di molti, un problema di enorme portata che richiede un’azione politica e di spesa corrente che tenga conto di “come è fatto il paese”. Ad esempio ci sono voluti 15 anni affinché un’azienda associata ad AIIP riuscisse a comparire in una convenzione Consip a significare che c’è un problema di visione strategica che non permette alle aziende nazionali di accedere alla commessa pubblica.
L’eccessivo affidamento alle società di consulenza è considerato ormai da molti un errore strategico che ha portato a una “compressione delle competenze di studio di analisi del settore pubblico”, a tutto vantaggio di queste stesse società. Lungi dall’essere un percorso virtuoso, questa dinamica ha amplificato il fenomeno dell’eterogenesi dei fini. Questo concetto complesso descrive la situazione in cui, nonostante le intenzioni iniziali possano essere buone, i risultati finali divergono significativamente dalle aspettative. Questo problema, già osservato nel settore delle telecomunicazioni ed ancora più evidente con il cloud, oggi è diventato “esponenziale” con l’intelligenza artificiale.
Capire l’intelligenza artificiale
Baldassarra ha poi approfondito la natura delle tecnologie abilitanti, come l’intelligenza artificiale. Ha spiegato che queste tecnologie si compongono per risolvere “problemi specifici” e che per comprenderle appieno è cruciale capire il “punto di osservazione”. Le applicazioni sono già oggi “molteplici” e radicalmente diverse tra loro. Ad esempio, un sistema conversazionale pensato per la robotica richiede caratteristiche diverse da uno destinato ad esempio a fare compagnia agli anziani. In quest’ultimo caso, la “precisione” assoluta potrebbe non essere il criterio principale, rendendo persino obsoleto parlare di “allucinazioni”, concetto che, secondo Baldassarra, andrebbe riconsiderato per i sistemi AI che non hanno la definizione di “esattezza”.
L’Amministratore Delegato di Seeweb ha sfidato con forza la narrazione secondo cui “due o tre grandi player globali governeranno il mondo” nel settore dell’intelligenza artificiale. Ha invece posto l’accento sull’importanza fondamentale della specializzazione, della verticalizzazione e della “ricerca anche della qualità esasperata”. Questo approccio è vitale per l’Italia, un paese che “vive di queste particolarità” e possiede un “DNA” unico. Per l’Italia, è indispensabile che gli strumenti tecnologici siano concepiti e applicati in modo da “amplificare queste posizioni di valore, non dislocarle altrove”. Questo richiede l’adozione di “strumenti specializzati, competenze di prossimità, capacità di calcolo di prossimità” esattamente come offrono le aziende associate ad AIIP.
Secondo Baldassarra l’Italia ha “tutto quello che serve” per competere ai massimi livelli nel settore tecnologico avanzato. La sfida cruciale non è la mancanza di capacità, ma la necessità di “crederci un po’ di più”, sia come operatori del settore che come paese.
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