Laura Abba e Angelo Alù: “Vi raccontiamo il valore della Carta dei Diritti di Internet”

I principi de “La Carta dei Diritti di Internet”, l’opera di Stefano Rodotà modello di tanti governi nel definire regole e approcci alla Governance della Rete, sono troppo importanti e universali per essere dimenticati. Un libro ci ricorda l’immenso contributo del giurista alla definizione di valori e diritti fondamentali di noi, cittadini digitali
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Leggere Il Valore della Carta dei Diritti di Internet, di Laura Abba e Angelo Alu’, Internet Society, significa ricordare l’essenziale apporto di Stefano Rodotà alla definizione della Costituzione di Internet.

Grazie ai contributi di giovani attivisti e ricercatori, infatti, il libro mira a farci conoscere il lavoro del giurista e a preservare la memoria di una carta che corre il rischio di essere dimenticata, insieme all’importanza dei diritti di tutti noi che viviamo (anche) nella rete.

Presi come siamo dallo sfruttare Internet per i suoi benefici e per la facilità con cui ci mette a disposizione quello che cerchiamo – pur se con percorsi spesso dettati dagli algoritmi, che ci conoscono bene – spesso dimentichiamo che, in rete, siamo persone: con i loro diritti, con le loro tracce di sé lasciate sul web. Persone soggette agli interessi economici che si celano dietro il favoloso, sempre incredibile mondo del WWW. E questo preoccupava Rodotà già agli albori degli odierni scenari.

Tutto il suo lavoro parte dall’intuizione e dall’osservazione di quanto l’espansione di Internet, il suo diventare per tutti, significhi un cambiamento profondo nel tessuto della società. Parliamo infatti di “uno spazio pubblico di ampiezza senza precedenti”, iniziato con la promessa di enormi opportunità per tutti, ma sempre più orientato a una sfacciata concentrazione del potere sociale e politico. Per questo pensò a una Carta, che potesse raccogliere principi cui conformarsi per garantire che la governance di Internet venisse decisa dal basso (un sogno?). E la Carta dei Diritti per Internet rappresenta il più grande lascito del giurista, oltre a essere stata un modello per molti governi, di Paesi diversi, nel definire le regole d’uso della rete Internet.

Governance di Internet e diritti: i princìpi della Carta

Internet non come mezzo ma come luogo, e il diritto di accesso a Internet come il fondamento e il punto di partenza della “Internet of Bills” italiana: diffondere e difendere i contenuti della Dichiarazione dei Diritti di Internet è importante per assicurare la piena conoscenza dei diritti e dei doveri di cui gli individui sono titolari anche nell’ambiente digitale.

Il 29 novembre 2010, durante l’Internet Governance Forum, proponeva l’introduzione dell’articolo 21-bis: «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale».

I princìpi della carta 

I diritti cambiano al cambiare della società: fu Norberto Bobbio a parlare del loro doversi adattare allo specifico contesto storico.

E mentre l’accesso a Internet diventa sempre più un modo per relazionarsi, da parte del soggetto, con i pubblici poteri, Rodotà osserva come una concentrazione oligopolistica degli operatori telematici possa produrre effetti deleteri non solo sul mercato, ma anche sul pluralismo dell’informazione.

E’ dalle sue riflessioni sulla persona al centro della rete con i suoi diritti e dall’osservazione del crescente predominio dei giganti della rete che nascono i princìpi della Carta. Ripresi nel lavoro di Abba e Alù insieme a tanti altri autori, che ce ne ricordano i tasselli fondamentali:

  • neutralità della rete
  • difesa del trattamento dei dati personali
  • inviolabilità delle comunicazioni
  • protezione dell’anonimato
  • diritto all’oblio e alla riservatezza
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Rodotà era un attento osservatore dell’impatto della presenza predominante dei big tech sulla società: non solo diritto di accesso alla rete per tutti ma anche libertà di scegliere lo strumento tecnico e l’applicativo software per la propria connessione (device neutrality), senza essere obbligati a scegliere solo determinate tecnologie. Soprattutto, libertà di fornire solo dati strettamente necessari e proteggere la propria privacy, potendo in qualsiasi momento rettificare le informazioni che ci riguardano; nel 2006 Rodotà si chiedeva se gli uomini dovessero essere condannati a restare ostaggio della memoria o se fosse possibile una forma di “privacy storica”, in grado di mettere le persone al riparo dalle insidie di informazioni parziali, non contestualizzate e non integrate dai successivi sviluppi, magari per questo lesive della reputazione.

 Il Valore della Carta dei Diritti di Internet

“Il Valore della Carta dei Diritti di Internet” è un libro che ripercorre le più importanti tappe del pensiero di Stefano Rodotà e della sua traduzione in una vera e propria carta che oggi abbiamo la necessità di non perdere di vista, ma anzi di diffondere e far conoscere. Per far sì che i computer siano per noi quello che il giurista auspicava: non strumenti per fornirci risposte, ma attraverso i quali porre delle domande.

Per leggerlo e rileggerlo: https://www.libreriauniversitaria.it/valore-carta-diritti-internet-editoriale/libro/9788893917353 (uno dei vari portali da cui acquistarlo)

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