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Il cloud? Un viaggio sempre diverso

Ogni azienda è diversa dall'altra. Ogni dipartimento IT è diverso dagli altri. Migrare al cloud porta vantaggi a lungo termine solo attraverso scelte ragionate, e senza radicalismi. Esperienze e consigli dal nuovo libro di Giuseppe Paternò
Indice dei contenuti

L’ultimo libro di Gippa ci spiega come sfruttare la nuvola a proprio vantaggio. L’intervista (e il libro)

Nessun progetto cloud è uguale all’altro. Parte da questa premessa il lavoro di Giuseppe Paternò, tra i massimi esperti di infrastrutture Open Source e cloud solution guru, riassunto nel nuovo libro Learning From Over 100 Cloud Journeys: How to build tailored cloud solutions.

Oltre 25 anni di esperienze di consulenza IT a livello internazionale con aziende del calibro di IBM, Pirelli, Vodafone, e nessuna che avesse punti in comune con le altre.

Per questo Giuseppe Paternò, conosciuto nel settore come Gippa, ha pensato di dare il suo contributo alle aziende all’inizio della loro avventura cloud e a quelle in procinto di costruire la propria infrastruttura.

La propria infrastruttura, avete capito bene: perché il cloud non è quella tecnologia che deve “predominare” in modo categorico e nella sola sua declinazione pubblica le scelte infrastrutturali. Il cloud per Gippa è piuttosto un mezzo (oltre che una filosofia) che deve integrarsi in modo armonioso nella vita delle imprese senza tradirne le reali esigenze e solo portando valore.

Lo abbiamo intervistato proprio in occasione di questa sua nuova, preziosa pubblicazione. 

Lavori tra Italia e Inghilterra. Vedi differenze nell’approccio al cloud?

Soprattutto all’inizio, l’approccio al cloud è stato differente tra le nazioni e penso che dipenda dalle radici culturali di ciascuna di essa. In Inghilterra, come in Olanda o in USA, si è più propensi ad adottare immediatamente le novità tecnologiche, perché la cultura accetta più facilmente una componente di rischio se dall’altra parte ci sono vantaggi competitivi o economici. Altri paesi come l’Italia, ma anche la Germania e la Svizzera, generalmente sono molto più cauti e di conseguenza il cloud è stato adottato con un po’ di ritardo rispetto all’Inghilterra. 

Ora possiamo dire che, anche se a velocità differenti, l’approccio è similare in tutta Europa: un approccio multi-cloud, dove comunque la componente di infrastruttura locale è ancora presente.

Come nasce l’idea di selezionare alcuni viaggi “via cloud” e metterli a disposizione delle aziende?

Nelle conferenze mi chiedono spesso della mia esperienza sia nel creare ambienti di cloud privato che di adozione di cloud pubblico. Non esiste una ricetta o un prodotto magico: ogni caso va valutato singolarmente e l’esperienza è una componente fondamentale per la riuscita del progetto.

Tuttavia, ho delle regole fondamentali che mi aiutano nel disegno della soluzione. Ho sempre fatto divulgazione nella mia carriera professionale ed è stato abbastanza naturale approfittare del lockdown per mettere su carta le mie linee guida e condividerle con le aziende.

Ho voluto anche fornire alcuni esempi per chi deve ancora intraprendere il viaggio nel cloud oppure chi vuole ottimizzare la propria infrastruttura, selezionando tre miei progetti che potessero rappresentare le varie casistiche. 

Il mio scopo è comunicare alle aziende quanto sia importante un approccio personalizzato per sfruttare veramente i vantaggi di business. Il rischio è di sprecare prezioso tempo e budget.

Libro-Gippa-cloud

“Un approccio personalizzato offre vantaggi enormi.

Il cloud non va né visto come la soluzione a tutto (anche un outsourcing totale può avere le sue criticità) , né come un problema.

Sono i dipartimenti IT che devono cambiare e abbracciare la filosofia del cloud che, se non adottato correttamente, rischia di diventare per il cliente un mainframe 2.0 da cui è difficile uscire

Perché il mercato esige dai dipartimenti IT progetti sviluppati sempre più rapidamente e con meno risorse? Il cloud può aiutare?

Da un punto di vista imprenditoriale, siamo costretti a competere in un mercato globale, dove spesso la velocità del “go to market” è uno dei vantaggi competitivi e i margini sempre più assottigliati.  Non solo, anche i clienti richiedono sempre di più di ricevere merci e fruire servizi in tempo reale. Non c’è più spazio per “te lo faccio avere fra due giorni”: il cliente lo vuole ora e subito.

Il cloud è sicuramente un “enabler” per i dipartimenti IT. Non dovendo più gestire server e infrastrutture fisiche, e con l’uso di strumenti di automazione, potenzialmente si potrebbero avere i progetti in maniera molto più rapida e con meno risorse.

Tuttavia, molto spesso l’IT è ingessato nei processi aziendali. In questi contesti, anche l’adozione del cloud non sposta di molto l’ago della bilancia. L’IT invece deve slegarsi dal passato, cambiare e adottare la “filosofia cloud”, se vuole veramente cambiare.

In che senso per te il cloud è una filosofia?

Il Cloud sta un pò “mischiando le carte in tavola”. Una volta si ragionava per compartimenti stagni e l’IT svolgeva (e svolge ancora spesso) un ruolo di accentratore per la scelta dei progetti informatici aziendali. 

Ma questo modo di operare non scala più con i ritmi di cui abbiamo parlato prima, perché l’IT rischia di diventare il collo di bottiglia dell’azienda invece che esserne il facilitatore

L’IT invece dovrebbe secondo me svolgere un ruolo più di governance: definire le regole generali (policy) e mantenere dei servizi di sicurezza e infrastrutturali di base.  Ogni dipartimento dovrebbe poter gestire e sviluppare in autonomia i propri progetti con dei concetti di team estesi sulle linee guida dettate dall’IT centrale.

E’ un modo di pensare in maniera differente, ancor prima che una tecnologia.

Passare al cloud richiede un nuovo approccio per IT Manager e sviluppatori. Quale il ruolo del Cloud Provider?

A mio avviso, il Cloud Provider deve avere un approccio più consulenziale, proprio per andare incontro alle necessità dell’IT Manager che ha sempre meno risorse interne a disposizione.

È importante che il provider ascolti le esigenze del cliente e sappia consigliarlo al meglio per “cucire” su misura la soluzione ideale, non come fornitore, ma come vero e proprio partner.

Su questo aspetto, i regional cloud provider hanno spesso una marcia in più, perchè conoscono il mercato locale, hanno un contatto più stretto con il cliente e quindi possono fornire i giusti consigli.

Esternalizzare troppo può essere addirittura dannoso, come scrivi.

Si parla spesso dei vantaggi del cloud, meno dei lati negativi. I cloud provider “blasonati” sono comunque multinazionali e – come tutte le aziende – cercano di tenersi a tutti i costi il cliente. 

L’uso di molti dei loro servizi a catalogo, dietro un’apparente facilità di adozione e gestione, nascondono un vero e proprio “vendor lock-in”. Se non adottato correttamente, il cloud rischia di diventare per il cliente un “Mainframe 2.0” da cui è difficile uscire, se non con i mal di testa che ben possiamo immaginare. 

È quindi importante fare una adozione consapevole del cloud e adottare tutte quelle misure che ti permettono di poter cambiare cloud provider facilmente o – se dovesse servire – ritornare sui sistemi on-premise

Recentemente ho scritto: “You should use a cloud provider, don’t let a cloud provider use you.”

Nell’evoluzione delle tecnologie è pensabile rendere i benefici del cloud a lunga scadenza? 

E’ una domanda difficile. Nella evoluzione delle tecnologie è difficile prevedere oltre ai tre/cinque anni. Tuttavia, ci sono delle tecnologie che, seppure evolute, sono rimaste.

Il cloud non è esattamente un concetto nuovo. Se vogliamo, possiamo vedere la nuvola come una evoluzione estrema dell’outsourcing infrastrutturale a cui le banche erano già abituate. Quello che cambia con il cloud è l’aggiunta di strumenti di automazione a costi più competitivi, che ha reso i vantaggi operativi dell’outsourcing accessibili a tutte le aziende.

Le aziende di qualsiasi dimensione possono avere benefici a lunga scadenza se adottano le tecnologie in modo consapevole. Ho descritto questo concetto nelle mie personali “sei regole del cloud” che troverete nel libro. 

È importante adottare tecnologie open source e formati aperti che garantiscono di poter avere accesso ai propri dati e ai propri applicativi anche in futuro. Questo indipendentemente dalla evoluzione tecnologica o da dove gli applicativi vengano eseguiti, siano sul cloud o on-premise. Benefici già stati ampiamente dimostrati dagli anni ‘90 ad oggi.

Perché selezionare il giusto professionista più che il grande brand di consulenza?

Le grosse realtà e i brand famosi sono alle volte visti come delle “comfort zone” per il management. Scegliere l’azienda famosa spesso significa pensare di aver preso il meglio sul mercato. 

Succede sovente (purtroppo) che le grosse aziende di consulenza fanno leva sul brand per poi affidare il progetto a personale che non ha la giusta esperienza. Personale molte volte in subappalto o addirittura subappalto di subappalto. Il risultato è che i progetti non vengono chiusi nei tempi stabiliti, non con le aspettative “vendute” o -peggio – con progetti alla deriva.

Mi capita di essere chiamato dal CIO o dal CEO, con il progetto in corsa, per colmare le lacune di queste aziende. Il mio ruolo non è di “scalzare” l’azienda, piuttosto fungere da “team leader”: con la mia esperienza, opero nel team per incanalare il progetto nella giusta direzione. 

Il consiglio che mi sento di dare è di selezionare il giusto professionista, che sia un freelance o lavori per un grosso brand, e affidargli il ruolo di team leader per assicurarsi il successo del vostro progetto. E’ un po’ come scegliere lo chef giusto per il vostro ristorante stellato.

Costruire un cloud su misura: scarica l’ebook di Gippa

Il libro di Gippa è un interessante scoperta dei diversi modi di viaggiare nel cloud con business case incredibili dove si scopre il lato umanistico della tecnologia: il cloud è una filosofia, l’architetto IT è un artista che ci mette sempre del suo. 

Ma è soprattutto un vademecum su come trarre concretamente vantaggio da un approccio al cloud intelligente, misurato e su misura. Per non perdere i preziosi consigli di Gippa scarica gratuitamente il suo ebook!

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