Si chiama easy Cloud ed è online da soli due giorni.
E’ il nuovo server di casa Seeweb che si affianca all’ormai consolidato Cloud Server rendendo l’offerta ancora più completa.
Il nuovo easy Cloud
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Lo potrete provare gratuitamente, e aspettiamo i vostri commenti…
Ricordate Heyware, la startup finanziata e cofondata da Seeweb?
Ci abbiamo creduto e abbiamo fatto bene, perché oggi Heyware si riaffaccia con il lancio del
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La parola al Customer Care di Seeweb: qual è la forza del vostro prodotto più venduto
L’anno 2012 si è chiuso, qualcuno direbbe per fortuna.
Pur nel panorama di grande crisi, nel nostro piccolo
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Oggi la colocation Seeweb è più flessibile e la banda più economica.
Era l’unica offerta di servizi rimasta invariata dopo il “ciclone cloud” che abbiamo avuto il merito di innescare, quando nell’ormai lontano
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Eccoci giunti all’ultima intervista ai vincitori del contest CloudSeed, con la parola a Marco Rinelli, socio fondatore di StructsLab, progetto che si è aggiudicato il premio in servizi cloud. Ecco un breve
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I risultati di CloudSeed a StartMiUp, il loft milanese fucina dell’innovazione
Nuovo appuntamento CloudLovers organizzato da WeTalk Group presso lo spazio di StartMiUp. StartMiUp è un loft nel cuore di Milano, dove ci si può incontrare per “costruire nuove storie di successo”.
Lorenzo Monni di CloudTalk.it.
Come quella di CloudSeed e dei suoi startupper, per esempio. Proprio qui infatti , in questo luogo un pò concreto, un pò ideale, venerdì scorso Leo Sorge ha presentato i risultati di CloudSeed, il contest di Seeweb che ha premiato con tre grant e servizi quattro idee del microclima cloud (le slide sono alla pagina http://t.co/ypm4n09r).
L’incontro, coordinato da Stefano Bellasio di Hosting Talk, ha presentato numerosi spunti interessanti, soprattutto grazie all’attiva partecipazione dei quindici intervenuti che hanno seguito i quattro speech.
Dopo l’intervista a BaasBox oggi è il turno di Fattura Sprint, start up arrivata seconda al contest di CloudSeed. Abbiamo parlato con il fondatore, Alessandro Berbenni.
S. – Presentatevi!
A. – Io insieme al socio Luigi Zanderighi ci occupiamo ormai da tempo di software, system integration, consulenza. Dal nostro progetto è nato Fatttura Sprint.
S. – Che cosa è Fattura Sprint?
A. – Una soluzione cloud per la fatturazione elettronica. La sua grande usabilità la rende prossima a quella delle applicazioni “consumer”, in linea con l’attuale tendenza di consumerizzazione dell’IT.
In più, oltre a integrarsi bene con sistemi quali Paypal e programmi tipo Magento, ha una buona aderenza al quadro normativo italiano.
S. – Come vi siete imbattuti in CloudSeed?
A. – Il riscontro positivo di Fattura Sprint ha fatto sì che l’autofinanziamento iniziale non fosse più sufficiente. CloudSeed ci è sembrato interessante perché la sua ottica era diversa da quella del venture capital, con una proposta di possibile partnership con una realtà come Seeweb, che già in passato ha fatto molto per le startup.
Ci è piaciuta anche l’idea di SeedBeer, che ha dato un tocco informale all’evento.
S. – Voi eravate già sulla nuvola di Seeweb. Come vi ha aiutato il cloud?
A. – Il cloud è la dimensione naturale di Fattura Sprint, definibile come un Software as a Service disponibile h24, 7 giorni su 7.
Il cloud ci ha permesso inoltre compressione dei costi iniziali, scalabilità e robustezza del servizio.
S. – Cosa farete con il premio in denaro?
A. – Lo investiremo in marketing, ma anche nell’integrazione e nel miglioramento del software.
S. – Come vi vedete tra un anno?
A. – Vorremmo innanzitutto vedere realizzato il miglioramento del prodotto per come lo abbiamo già in mente. E poi, visto che ci è piaciuto molto CloudSeed, ci piacerebbe partecipare nuovamente, magari come ospiti!
Oggi vi presentiamo Claudio Tesoriero e Federico Pacilli, soci fondatori della Maart, i quali hanno sviluppato il progetto BaasBox, vincitore del Cloud Seed.
Al termine del contest CloudSeed, sono stati assegnati i premi ai vincitori per le loro idee cloud-oriented. Abbiamo deciso di continuare a seguire i progetti premiati, nella speranza che le loro idee, anche grazie al nostro contributo, possano avere uno sviluppo futuro. Questo è quindi il primo articolo su una serie di brevi video-interviste realizzate con gli ideatori dei progetti premiati.
Ecco quindi un piccolo riassunto estrapolato dall’intervista agli sviluppatori del progetto vincente. A seguire i video completi.
S. – Presentatevi!
F. e C. – Siamo Federico Pacilli e Claudio Tesoriero, cofondatori della Maart, società di consulenza informatica sul webmarketing, e insieme abbiamo sviluppato l’idea per BaasBox.
S. – Che cosa è BaasBox?
F. e C. – BaasBox è un Backend as a Service, cioè una piattaforma installabile su uno o più rivenditori cloud. L’idea è quella di fornire un’interfaccia per tutti gli sviluppatori di app mobile che non devono quindi preoccuparsi delle problematiche tipiche del backend, come conoscenze sistemistiche, ridondanza dei dati, backup, sicurezza ecc.. Il nostro servizio permette ai developers di abbattere tempi e costi di implementazione del backend e di concentrarsi sullo sviluppo della propria applicazione. La differenza tra BaasBox ed altri servizi simili è che il nostro prodotto è completamente open source e svincolato dai fornitori.
S. – Come vi siete imbattuti in CloudSeed?
C. – Consulto quotidianamente delle newsletter specialistiche del settore, e una di queste ha portato alla mia attenzione il contest. Incuriosito, ho completato il form per l’iscrizione. All’inizio era scettico sulla possibilità di essere anche solo ricontattato. Poi, con piacevole sorpresa, è arrivata addirittura la vittoria.
S. – Può la tecnologia cloud essere di aiuto al vostro progetto?
F. e C. – La nostra idea è fornire un servizio completamente scalabile, sia orizzontalmente che verticalmente, ridondato geograficamente, svincolato dall’hardware e addirittura dai fornitori.Il nostro progetto è quindi completamente pensato per un’architettura cloud-oriented.
S. – Cosa farete con il premio in denaro?
F. e C. – Abbiamo deciso di dividere il premio per finanziare diversi aspetti del nostro progetto, a cominciare dalla realizzazione e registrazione di un marchio. Una parte sarà destinata anche al marketing e un’altra allo sviluppo. Una fetta è destinata inoltre a delle consulenze legali per la tutela del nostro lavoro.
S. – Come vi vedete tra un anno?
F. e C. – Vorremmo innanzitutto vedere realizzato e commercializzato il nostro prodotto. L’obiettivo è di entrare nel mercato già con un prodotto completo e vendibile. Tra un anno vorremo essere seduti in un ufficio con alle spalle il logo di BaasBox e avere un team di persone e sviluppatori che lavorano a questo progetto. A tal proposito, essendo un open source, facciamo un appello a chiunque voglia collaborare con noi, chiedendo di mettersi in contatto per contribuire alla nostra idea.
Noi abbiamo creduto il loro, e ci auguriamo che il nostro contributo possa aiutarli a lanciare e affermare il loro progetto. Auguriamo a Claudio e Federico di poter quindi veder realizzata la loro visione del futuro della propria piattaforma, e facciamo loro un grosso in bocca al lupo. Li salutiamo con la promessa di continuare a seguirli, e con la speranza di poterli intervistare ancora tra un anno, magari nel loro ufficio con il loro logo alle spalle
Si è concluso ieri Cloud Seed, il concorso dedicato alle startup che sfruttano la tecnologia cloud.
Sono stati assegnati tre premi in denaro e uno in servizi.
Primo posto (grant da 15 mila Euro): Baas Box, backend as a service per le App mobili, ideato da Claudio Tesoriero e Federico Pacilli.
Secondo posto (sempre grant da 15 mila euro): Fattura Sprint, di Alessandro Berbenni e Luigi Zanderighi.
Terzo posto (grant da 10 mila euro): Way4Spot, di Alessandro Ingala e Michele Preziosi, che già avevano ben figurato ad Innovaction Lab.
StructsLab di Marco Rinelli, Federico Ardito e Alessandro Nanni ha invece vinto un premio in servizi. Servizi cloud, ovviamente, immaginando che li possano supportare nello sviluppo del loro portale per il supporto all’intero ciclo di realizzazione di strutture.
Abbiamo trovato interessanti anche altre proposte, che in questo specifico contest non rientravano nella nostra “griglia” ma che ci siamo ripromessi di incontrare e delle quali avremo modo di parlare molto presto.
Senza che troppi di noi ne siano abbastanza informati, è in corso una partita molto importante per il futuro della rete.
Oggi attraverso questo blog vogliamo esprimere una nostra profonda preoccupazione e, perché no, coinvolgervi nel dibattito che riguarda un tema caro a tutti noi.
Date le sconfinate possibilità che ci offre la rete, oggi potremmo infatti pensare di avere ancora davanti a noi un futuro fatto di opportunità e di accesso illimitato alla conoscenza o alle “conoscenze” possibili.
E invece uno spettro si aggira nel mondo digitale, ed è lo spettro della revisione delle regole di interconnessione tra operatori chiesta a gran voce da alcune compagnie telefoniche europee capeggiate da Telecom Italia.
Il problema è complesso da spiegare ma noi proveremo a farlo. In sostanza, c’è il rischio che in tema di gestione e differenziazione del traffico, i grandi fornitori di connettività decidano di tracciare i contenuti del web, con la motivazione “ufficiale” è che così si potranno arginare problemi di picco del traffico e di congestione.
Ammesso che si verifichino problemi di congestione, questo significa che l’utente finale “vedrà” meglio quello che decideranno di fargli vedere meglio. Ci saranno quindi dei contenuti che verranno diffusi con una peggiore qualità. A netto svantaggio anche dei provider.
Invece di risolvere il problema – se di problema si tratta – di congestione ridimensionando correttamente la capacità del network (cosa che sarebbe anche più economica), si progetta di far subentrare nella Internet Governance attori terzi che strizzano l’occhio alle lobby.
Facendo così morire il concetto stesso di Internet. Che dovrebbe coincidere con libertà. Che non dovrebbe prevedere alcuna leadership o lobby al comando.
La nostra stessa preoccupazione è stata espressa con un comunicato dal Chief evangelist di Google, Vint Cerf: “La mia maggiore preoccupazione, e spero anche la vostra, è collegata all’introduzione di accordi governativi multilaterali, che sostengono di essere responsabili sia per gli standard che per la operatività della rete.
Mentre la leadership dell’ITU ripetecontinuamente che non c’è alcun interesse per il “controllo” di Internet, il testo delle proposte che vengono da diversi stati membri dell’ ITU indica una direzione diversa.”
Noi riteniamo questo scenario davvero inquietante. Su Facebook, che oggi con questo sistema forse non sarebbe mai nato, si direbbe: condividi.
Ecco, noi vi invitiamo a condividere il nostro articolo. E, se vorrete, il nostro già evidente dissenso a quanto potrebbe accadere.
Nella foto, Vint Cerf, Chief Evangelist di Google.
Chi l’ha detto che la Cloud è leggera? Oggi, al data center di Frosinone, hanno consegnato un IBM iDataPlex da 15 quintali!
Stamattina arrivo in sede a Frosinone e trovo il corriere che scarica. Un’immagine che si ripete spesso qui da noi; server, materiale elettronico, pezzi di ricambio, è un continuo via vai. Noi di Seeweb dei corrieri siamo diventati amici e li chiamiamo per nome.
Oggi però, c’era il corriere delle grandi occasioni. Dal camion sono scesi tre uomini forzuti, uno dei tre ricordava il Bud Spencer dei tempi migliori, solo che era ancora più grosso. Per fortuna sorridevano tutti.
“C’è da consegnare un iDataPlex IBM” hanno esordito, e intanto scaricavano una decina di lastre di ferro da 1 x 2 metri. Le lastre sono state piazzate lungo il tragitto che va dall’entrata del data center fino al punto in cui doveva essere piazzata la consegna.
Poi è stata la volta dell’iDataPlex IBM. Un bestione che occupa lo spazio di due rack affiancati, ospita 84 server, switch e alimentatori ridondati, per un totale di 15 quintali netti e 25 KW di assorbimento.
La consegna è andata liscia come l’olio e in un paio di ore, comprese formalità e saluti, l’iDataPlex IBM è stato collocato a dovere.
Nella galleria fotografica si può vedere la sequenza della consegna.
Not really the usual courier (non il solito corriere)
3 mm steel plates (piastre di acciaio da 3 mm)
Here is the 15q "monster" (Ecco il mostro da 15q)
Here is the 15q "monster" (Ecco il "mostro" da 15q)
Detail of the back side (particolare del retro)
Detail of the front side (particolare del frontale)
Men at work (si lavora)
The iDataplex barely fits. (L’iDataPlex è passato per un soffio)
The iDataplex barely fits. Detail. (L’iDataPlex è passato per un paio di mm)
The 15q leave their mark on the threshold (I 15q lasciano il segno sulla soglia)
Detail of the front side (Dettaglio della vista anteriore)
Detail of the front side: disks (Dettaglio della vista anteriore)
Front: vertical view (vista verticale anteriore)
The engineer wants to turn it on immediately! (il tecnico vuole accenderlo subito!)
Detail of the enclosed manual (Dettaglio del manuale)
The very signature of the Chinese tester (Firma del collaudatore cinese)
Moving the iDataPlex requires a 3 mm load-bearing steel plate
Server iDataPlex detail (estratto un server da iDataPlex)
Server iDataPlex detail (alimentatore a sx e ventole a dx)
*come chiave personale va utilizzato un codice univoco che può essere di vostra creazione.
Un’altra strategia è quella di collegare al server il servizio di web accelerator, che avrà la funzione di ottimizzare il numero di connessioni al vostro cloud server.
Ecco che così il vostro Drupal correrà veloce sul web.
Un’inchiesta in corso sul New York Times ci dice: molti datacenter sprecano elettricità.
Si potrebbe ribattere che anche il mondo dell’editoria non possa dirsi a basso impatto ambientale.
Eppure il NY Times ha ragione: spesso si potrebbero risparmiare watt, guadagnando in efficienza energetica.
Argomento cui noi di Seeweb siamo sempre stati affezionati.
E’ del 2009 il nostro primo “piano verde”, con un programma di riorganizzazione energeticamente consapevole dei datacenter di Milano e Frosinone. Grazie a un innovativo sistema di free cooling con controllo computerizzato, si riuscì a limitare notevolmente l’emissione di Co2.
Oggi le cose sono ancora migliori ed esistono strategie precise per ottimizzare i consumi:
dismettere vecchi server in azienda;
eliminare pesanti applicativi che non si usano più:
Con queste fotografie documentiamo la recente attivazione della sala G del nostro data center di Milano.
I 200 metri quadri della sala aumentano significativamente la capacità disponibile in Caldera.
Si entra e subito ci sente nel mondo Seeweb: domina il colore ocra, che distingue gli ambienti dell’azienda.
Nel nuovo data center sono state adottate diverse innovazioni, in particolare l’utilizzo di rack sigillati con condizionatori inline e la distribuzione elettrica con due rami indipendenti e completamente ridondati in ogni aspetto, partendo dai doppi UPS. Il sistema antincendio ha in ogni armadio ugelli di aspirazione del sistema di rilevazione dei fumi VESDA.
Ogni condizionatore controlla autonomamente le velocità delle sei ventole ridondate e la quantità d’acqua utilizzata, ed è interamente gestito via web.
La sala ospita esclusivamente server blade (forniti da IBM e HP) e storage IBM XIV, che sono la base della nostra infrastruttura Cloud. Ciascun rack può contenere 3 enclosure di blade, arrivando a una potenza elettrica complessiva della sala di circa 200 kW. Server e firewall sono collegati a un anello di switch a 10 GBps.
Cinque domande a Giovanni Ratti di Okusato.com e Auto-km-0.com, siti di successo su cloudSeeweb
1) Giovanni, come nasce Okusato.com?
Nel novembre del 2007 mi trovo a Edimburgo con il mio amico Giorgio Rovelli e – complice anche la suggestione del luogo – iniziamo a fantasticare su un modo nuovo di proporre la mobilità a quattro ruote. Al ritorno in Italia nasce Okusato.com e Auto-km-0.com.
2) Cosa fate esattamente?
Offriamo servizi di consulenza seri e competenti in qualsiasi fase del ciclo di acquisto o vendita dell’auto.
Che si tratti di auto usate, aziendali o a km 0, ogni giorno 20.000 persone si rivolgono a noi.
3) Come l’approccio di Okusato è riuscito a rivitalizzare un mercato che sconta la crisi del settore?
Sovvertendo il concetto di “proprietà” con quella di condivisione. La nostra rivoluzione? Servirci del “social” per dare concretezza e aiuto nella vita reale. Il virtuale è il mezzo, ma la sua vera linfa sono le persone.
4) Quanto la tecnologia Cloud ha giovato al vostro ecommerce?
Considerate che ogni mese 600.000 persone si fidano del servizio offerto dalla nostra piattaforma. Per questo avevamo bisogno di tecnologie scalabili, di altissima qualità. Il vostro cloud ci ha permesso di gestire facilmente la costante crescita degli accessi giornalieri.
5) Come vede il futuro dell’auto? E come vede, in generale, il futuro?
Il futuro lo prevediamo “auto-social”, con ancora il 40% di persone che si rivolgeranno al mercato dell’auto tradizionale (proprietà) e il 60% che acquisteranno ricaricabili di mobilità (Emuoviti.it) per usare auto, moto, bici da poter ritirare nei punti fisici Okusato.com.
Abbiamo lanciato anche il progetto Ibrianza.net, per dar voce alla nostra Brianza, una Brianza creativa, che vive e che vuol lasciare il segno e cambiare il modo in cui la mobilità è concepita.