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Heavy cloud

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Chi l’ha detto che la Cloud è leggera? Oggi, al data center di Frosinone, hanno consegnato un IBM iDataPlex da 15 quintali!

Stamattina arrivo in sede a Frosinone e trovo il corriere che scarica. Un’immagine che si ripete spesso qui da noi; server, materiale elettronico, pezzi di ricambio, è un continuo via vai. Noi di Seeweb dei corrieri siamo diventati amici e li chiamiamo per nome.

Oggi però, c’era il corriere delle grandi occasioni. Dal camion sono scesi tre uomini forzuti, uno dei tre ricordava il Bud Spencer dei tempi migliori, solo che era ancora più grosso. Per fortuna sorridevano tutti. ;)

“C’è da consegnare un iDataPlex IBM” hanno esordito, e intanto scaricavano una decina di lastre di ferro da 1 x 2 metri. Le lastre sono state piazzate lungo il tragitto che va dall’entrata del data center fino al punto in cui doveva essere piazzata la consegna.

Poi è stata la volta dell’iDataPlex IBM. Un bestione che occupa lo spazio di due rack affiancati, ospita 84 server, switch e alimentatori ridondati, per un totale di 15 quintali netti e 25 KW di assorbimento.

La consegna è andata liscia come l’olio e in un paio di ore, comprese formalità e saluti, l’iDataPlex IBM è stato collocato a dovere.

Nella galleria fotografica si può vedere la sequenza della consegna.

Cloud, come sei eco.

Un’inchiesta in corso sul New York Times ci dice: molti    datacenter sprecano elettricità.

Si potrebbe ribattere che anche il mondo dell’editoria non possa dirsi a basso impatto ambientale.

Eppure il NY Times ha ragione: spesso si potrebbero risparmiare watt, guadagnando in efficienza energetica.

Argomento cui noi di Seeweb siamo sempre stati affezionati.

E’ del 2009 il nostro primo “piano verde”, con un programma di riorganizzazione energeticamente consapevole dei datacenter di Milano e Frosinone. Grazie a un innovativo sistema di free cooling con controllo computerizzato, si  riuscì a limitare notevolmente l’emissione di Co2.

Oggi le cose sono ancora migliori ed esistono strategie precise per ottimizzare i consumi:

  • dismettere vecchi server in azienda;
  • eliminare pesanti applicativi che non si usano più:
  • passare a cloud.

Il cloud fa risparmiare tempo e denaro, garantendo maggiori performance.

Ovvio il consiglio per chi di voi ha un animo eco: saltate sulla nuvola!

 

 

 

Seeweb, Rackspace e Amazon: SLA a confronto

The Winner is

Uno degli argomenti che sta più a cuore a un fruitore di servizi Cloud? Certamente l’uptime. La qualità e la professionalità di un provider infatti non lo rendono immune dalla possibilità che si possano presentare problemi, seppure momentanei.

Per curiosità ci siamo messi a confronto con altri due noti cloud provider valutando le differenze in termini di SLA:

Rackspace Amazon Seeweb
Uptime garantito 100,00% 99.95% 99,90%
Intervallo di tempo mensile i 365 giorni precedenti mensile
Crediti 5% del canone per ogni 30 minuti di downtime lato rete/datacenter; 5% del canone per ogni ora aggiuntiva di tempo passato a risolvere il downtime, fino al 100% del canone 10% della quota per l’idoneo periodo di credito 100% del canone mensile del server
Onere di notifica cliente cliente cliente
Es. applicazione SLA
Config. Cloud server RAM: 2GB, vCPUs: 2, Disco: 80GB persistente,
Banda: 60Mbps
RAM: 3.75 GB, 2 ECU,  Disco: 410GB Volatile, Banda: nd RAM: 2GB, 2 CPU, Disco: 80 GB persistente, Banda: 100 Mbps
Prezzo / mese 73.00 € 89.32 € 78.00 €
Rimborso per 10 min nessuno nessuno nessuno
Rimborso per 1 h 7.50 € nessuno 78.00 €
Rimborso per 10 h 36.50  8.90 78.00 €

Siamo orgogliosi di rilevare che lo  SLA offerto da Seeweb è  il più semplice nella formulazione e quello più vantaggioso e rassicurante per il cliente.

Note sulla comparazione (che non influenzano la valutazione dello SLA):
  • Le differenze tra lo sla di Amazon e quello di Rackspace sono state attinte da qui
  • Lo spazio segnalato per Amazon è “disco volatile”, per assimilarlo completamente al disco di Rackspace e Seeweb si dovrebbe aggiungere un disco persistente (aws EBS)
  • L’offerta Seeweb prevede un traffico di 1000 GB compreso nel costo. Per Rackspace e Amazon occorre considerare il traffico sviluppato in quanto non ce n’è in bundle

Quella tassa che fa paura alla rete

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Avete mai sentito parlare dell’ITU? Se no, è normale. Del resto è solo  in questi giorni che è uscita alla ribalta, per discutere di riforme che potrebbero rivoluzionare l’uso di Internet e avere dei riflessi importanti sui più piccoli ISP.

ITU sta per International Telecommunication Union. E’ l’agenzia ONU che si occupa di telecomunicazioni e che ultimamente sta valutando di introdurre in rete  il principio della sending party network pays”. Il traffico internet e le email potrebbero essere tariffate, con una tassazione per quei portali e service provider che generano maggiormente traffico a livello mondiale. Per farla breve, a Facebook, Google e tutti i “big” del web verrebbe imposto il pagamento di una Internet fee ma gli effetti potrebbero arrivare fino a portali e blog di successo.

Cosa abbia generato tale proposta è argomento complesso. Quanto alle conseguenze. c’è chi ipotizza che stravolgere la natura libera con la quale Internet si è sviluppata ed evoluta sarebbe devastante,  escluderebbe dalla rete i Paesi in via di sviluppo e impedirebbe l’affacciarsi di nuove realtà imprenditoriali. Vogliono far diventare internet quello che la telefonia è stata negli anni più oscuri dei monopoli.

Intanto già la Germania, ultimamente sulla cresta dell’onda per il suo ruolo in “zona Euro”, potrebbe farsi anticipatrice della tendenza. Ha infatti appena tirato fuori un decreto legge che tassa i motori di ricerca. In pratica, il Bundestag potrebbe approvare la legge per cui Google pagherà una tassa sui contenuti che indicizza nella sua sezione di news. E Google per questo è di pessimo umore.

Staremo a vedere, tenetevi forti; la cosa ci riguarda tutti.

Ma dove vanno i lettori?

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In questa torrida fine estate per chi è in vacanza c’è più tempo per la lettura. Sulle spiagge qualcuno vende giornali, qualcuno li legge. Qua e là si vedono donne sfogliare chiassose riviste di gossip.
Intanto però il mondo della carta stampata è in crisi: si registrano oltre un milione di lettori in meno negli ultimi cinque anni.
Con una conseguente contrazione degli investimenti pubblicitari sui quotidiani “cartacei”.
Che fine hanno fatto i lettori è presto detto: sono su Internet.
Negli ultimi anni è decisamente aumentato il numero di italiani che sul web leggono di cronaca e politica. Con il privilegio di avere a disposizione gallery di immagini, link e approfondimenti quando e come vogliono. Cioè, di scegliere.

Lo dimostra anche il successo di chi sulle nostre piattaforme fa informazione on line:

Non credete che la loro sia fortuna. Oggi tutti possono scrivere, e proprio per questo il successo non è dietro la porta.

Internet pone una sfida più grande; scardina le certezze delle cosiddette “grandi firme”, che devono adeguarsi al nuovo che avanza.  Mentre gli imprenditori devono guardare oltre, immaginandosi come sarà il lettore di domani.

E voi, che ne pensate? La mattina dopo il caffè c’è l’edicola o lo smartphone? Che lettori sarete voi, domani?

L’e-commerce che batte lo spread

Seeweb il tuo partner per l'e-commerce

In salita il numero di utenti che acquistano on line, pur se in tempi di crisi

La settima edizione del Netcomm e-commerce forum 2012 svoltosi a Milano il 16 maggio scorso ci dice che il numero di utenti che comprano on line è in aumento.

Gli acquirenti sono arrivati a 10 milioni e sono destinati a crescere. Vista la confidenza sempre maggiore che abbiamo con lo shopping on line e la convenienza delle offerte sul web.

L’iter è: faccio un giro sulla vetrina virtuale, acquisto, per lo più con tempi di spedizione rapidi e possibilità di reso, e trovo quasi sempre quello che voglio, dal vestito di marca che pago la metà perché della collezione precedente, a un vecchio profumo che nei punti vendita in città è irreperibile.

I siti che vanno più forte sono quelli di abbigliamento. Attraggono molto il pubblico, specie quello femminile, anche per le formule che spesso propongono: essere veri e propri circoli privati, che giornalmente avvisano delle novità ai prezzi più invitanti, con l’accattivante corsa contro il tempo per accaparrarsi la super offerta del giorno.

Ma un utente quando accede su un sito di commercio elettronico vuole anche velocità nella navigazione, sicurezza (protocollo SSL) e garanzie sulla serietà del venditore.

È così che la moda si difende dalla crisi, trovando una buona alleanza delle donne e di un hosting di qualità.

Ecco da dove viene l’affidabilità del cloud Seeweb

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Perché il nostro cloud ci permette di fornire un uptime del 99.9%? La risposta sta nella struttura tecnica che “sostiene” la nostra nuvola

Alta affidabilità: se ne sente parlare spesso, in ambito cloud. Nel nostro caso, come cloud provider, quando parliamo di alta affidabilità non lo facciamo per enfatizzare la sicurezza lato “marketing”. L’alta affidabilità è infatti una vera e propria caratteristica tecnica senza la quale non è possibile dare tutte le garanzie che offre il nostro prodotto.

Più precisamente, essa consiste in un nodo predisposto di backup. Tale nodo contiene in sé tutte le risorse a disposizione e la configurazione pronta per il proprio cloud server.

Questo fa sì  che, in presenza di un guasto al proprio nodo, la  vostra macchina possa essere migrata in maniera istantanea sul nodo di backup riducendo al minimo il downtime. Un passaggio indolore, di cui potete tranquillamente non accorgervi. A ciò si aggiunge il bilanciamento accuratissimo delle  risorse, che vengono virtualizzate in rapporto 1:1 con l’hardware. Un sistema di nodi fault tolerant in architettura N+1 (hot-stand-by) bilancia le risorse, nettamente divise tra loro senza compromessi, e assegnate a ogni singola istanza server.

E c’è di più: ogni singole utente può monitorare, in tempo reale, lo stato del sistema ed il livello di ridondanza direttamente dal proprio pannello.

Dal pannello di controllo del nostro cloud server c’è una apposita sezione sulla disponibilità dell’alta affidabilità, dove si specificano il nodo operativo – dove è attualmente avviato il cloud server – e il nodo di backup, ossia il nodo pronto ad ospitare la virtual machine  in caso di guasto hardware del proprio nodo padre. Questo significa che ogni macchina ha sempre a disposizione un’infrastruttura hardware ridondata, che permette di sopperire, nel giro di pochi minuti, anche al guasto hardware più grave, al costo di un semplice riavvio.

Nessuna soluzione di server dedicato offre un tale servizio  a meno di non duplicare completamente l’infrastruttura, raddoppiando di fatto i costi e i tempi di ripresa.

Cosa succede quindi nella nostra infrastruttura se un nodo va down?

Come si può capire dalla precedente animazione, il sistema ridondato n+1, permette ai singoli cloud server di essere riaccesi nel giro di pochi minuti su un’infrastruttura gemella con le stesse caratteristiche ed essere immediatamente operativi. Una volta che il nodo di origine sarà ripristinato, le virtual machine potranno essere spostate in maniera “live“, cioè in modalità completamente trasparente all’utente e senza ulteriori riavvii nell’infrastruttura originale, facendo tornare disponibile il proprio nodo di backup.

Vale a dire, niente soluzioni nebulose per la nuvola, ma al contrario solidità e assenza di compromessi nelle nostre scelte tecnologiche.

 

 

Sempre più cloud, senza dimenticare la privacy

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Entro il 2014 sempre più PA e imprese saranno su cloud. E intanto il Garante Privacy mette on line una guida dedicata al trattamento dati.

Entro il 2014 il cloud sarà “il modello operativo principale adottato dalle imprese”. Lo dice una ricerca di Axway, ed effettivamente lo vediamo anche noi: il cloud diventa sempre meno “hype” e sempre più scelta condivisa tra imprese e PA.

Questo scenario ridipinge in toto l’approccio dei fornitori e dei fruitori, che stanno aumentando sempre di più. Il plus delle soluzioni cloud sono più servizi ed efficienza a fronte di minori investimenti, esternalizzazione dei servizi e quindi nessuna imcombenza di gestione per lo staff interno dell’azienda. Dietro tutto questo, una struttura tecnica che ne permette ridondanza, hot-stand-by, scalabilità istantanea e su richiesta. Il cliente che oggi contatta Seeweb l’anno scorso non sempre sapeva cosa fosse il “cloud”; oggi invece ne ha già sentito parlare, anzi spesso il suo obiettivo è unicamente un’offerta cloud. Se sa di rivolgersi a un fornitore affidabile, sa anche che – sulla nuvola o no – avrà un determinato risultato. Lo spauracchio che resta è più che altro legislativo. Si sente sempre dire che “non ci sono ancora regole ben definite sul cloud”, e ormai suona come un ritornello.

In un paese come l’Italia poi, molto sensibile a norme e tutele legali.

A tal proposito oggi è on line una guida a cura del Garante per la protezione dei dati personali, “Cloud Computing – Proteggere i dati per non cadere dalle nuvole” disponibile qui.

Questo decalogo potrà esservi utile se vorrete approfondire gli aspetti relativi al trattamento dei dati e dissolvere i vostri dubbi se  state scegliendo di sposarvi su Cloud. Anche Seeweb chiaramente è in grado di fornire tutta la documentazione del caso, in particolare rispetto all’esigenza delle PA e a quanto previsto dal Garante il cliente – alcuni di voi lo hanno già fatto – risolve fornendo un incarico di trattamento dati presso terzi, e Seeweb come fornitore firmerà il documento di incarico. Semplice, no?

Nel frattempo, ben vengano dibattiti e approfondimenti sul tema, purché si parli davvero di cloud: oggi il termine è inflazionato, e va usato con intelligenza.

Hai un’idea intensamente cloud? Dimostralo: iscriviti a Cloud Seed

Bill Hewlett e Dave Packard
Loro hanno iniziato nel 1939, nel garage che vedete in foto. Bill Hewlett e David Packard fondano la loro azienda a Palo Alto in California. Il loro primo prodotto è l’HP 200A Oscillator, che diventa molto popolare come  apparecchiatura di test ingegneristici. La Walt Disney ordina otto pezzi del successivo HP 200B da utilizzare come generatori di effetti sonori per il film del 1940 “Fantasia”.

1 Cloud idea + 1 Demo funzionante = 30.000 Euro

Hai sviluppato un’idea che sfrutta il cloud computing? Ne hai una proof of concept funzionante? Cerchi dei soci per far diventare la tua idea una vera startup?

Partecipa a Cloud Seed: potresti avere fino a 30.000 Euro in conto capitale per avviare o proseguire  l’attività insieme a partner qualificati e contribuire allo sviluppo della Cloud Intensity.

Tu, la tua idea e Cloud Seed
Quello che ci proponiamo con questa iniziativa è seguire delle visioni che abbiano le potenzialità adatte per diventare delle attività. Sotto i nostri auspici si sono consolidate nel tempo collaborazioni di ampio respiro con Docebo e Heyware, perché crediamo nelle buone idee.
Leggi le caratteristiche  ora, compilando questo modulo. Se verrai selezionato, verrai contattato per una prima fase di valutazione.
In bocca al lupo!

 

Youreporter vince con il video giornalismo partecipativo

reporter

Ieri, domenica 20 maggio, in occasione degli eventi di Brindisi e dell’Emilia, il sito http://www.youreporter.it, noto portale di informazione online ospitato sui nostri cloud, ha registrato dei dati interessanti che vorremmo segnalarvi:

  • 808’000 video visualizzati
  •  1’152 GBytes complessivi di traffico.
  • 6.5 per mille degli accessi in IPv6

Gli accessi IPv6 registrati ieri provenivano quasi essenzialmente dal provider francese FREE e – meno – dal provider rumeno RCS& RDS SA e da altri, per un totale di circa 50 reti IPv6.

Queste le parole di Angelo Cimarosti di YouReporter:  “Quando abbiamo fatto nascere il sito nel 2008 con Luca Bauccio, Stefano De Nicolo e Alessandro Coscia ci auguravamo di diventare una piattaforma utile della coindivisione di notizie generate dai cittadini. Con il tempo ci siamo sempre più resi conto che YouReporter.it stava diventando un sito vitale come fonte per veicolare informazioni nelle emergenze, eventi che coinvolgono decine di migliaia di cittadini contemporaneamente, laddove i media mainstream non riescono ad arrivare nelle prime ore. Per questo è necessario sviluppare un’infrastruttura sempre più complessa ed affidabile“.

L’infrastruttura tecnica su cui poggia il portale fa un intenso uso delle tecnologie cloud di Seeweb. In particolare, il “Cloud Server” viene usato per i server web e database, il “Cloud Streaming” e il “Cloud Object Storage” invece per il servizio di streaming e di archiviazione dei filmati. A potenziare le perfomance di questa cloud infrastructure ci sono, opportunamente configurate, delle “Cloud Appliance Web Accelerator” che forniscono la cache dei contenuti e distribuiscono il carico tra i nostri datacenter.

Infratruttura Cloud www.youreporter.it