Archivio mensile: aprile 2012

L’energia prima di tutto

energia prima di tutto

Nel nostro nuovo datacenter di Milano abbiamo curato particolarmente il sistema di alimentazione che rappresenta, da sempre, il punto critico di ogni datacenter.

• UPS da 200 kW ad alta efficienza e ridondati, con gruppi batterie doppi per ogni UPS.

• Sorgente di alimentazione di esercizio e di bypass su linee separate per evitare fenomeni di trascinamento dei magnetotermici  in caso di sovracorrenti.

• Sala energia separata dal resto del datacenter con climatizzazione dedicata e ridondata e sistema antincendio a saturazione.

• Quadri di distribuzione separati, ognuno dei quali,  servito da un UPS dedicato, fornisce l’alimentazione doppia trifase agli armadi rack.

Avere un sistema di alimentazione allo stato dell’arte è il primo tassello per erogare dei servizi di Cloud Computing performanti ed affidabili.

Manutenzione dei server fisici: una fatica che oggi ci si può risparmiare

Liberarsi dalla manutenzione

Liberarsi dall’incombenza di gestire e aggiornare server fisici e direzionare le energie aziendali in attività più produttive: con cloud si può.

Se avete mai avuto dei server fisici “in casa” saprete cosa voglia dire occuparsi della loro gestione e del loro aggiornamento. E saprete anche che spesso avete pensato di “fare il punto della situazione”: decidere di ottimizzare la struttura, eliminare quello che non serve, aggiungere quello che non c’è. Ma che avete rimandato. La stessa dinamica ce la conferma la ricerca di un nostro competitor americano, Rackspace Hosting, che ha studiato quali siano i compiti che assorbono maggiormente il personale delle aziende IT. In particolare, oggetto della ricerca sono state le aziende di medie dimensioni. Il risultato? Ciò che più occupa i dipendenti sono gestione, aggiornamento, messa in sicurezza e “riassetto” dell’hardware. Solo il 28 per cento del tempo resta a disposizione per attività strategiche e valore aggiunto. Con il maggiore svantaggio che spesso i server siano sovradimensionati o troppo pochi. Pecche che si potrebbero risolvere con il cloud, innanzitutto superando il pregiudizio che lo vuole meno sicuro e affidabile.

Certo sarà compito dei provider attrarre sempre più aziende verso soluzioni pubbliche e sulla nuvola. Del resto, è quello che anche noi stiamo cercando di fare.

Startup, Spritz e Seeweb al VeneziaCamp

Venezia CampEconomia della rete, social network, tecnologia digitale e start-up, ma anche scuola, lavoro e impresa saranno gli argomenti principali del VeneziaCamp, che si terrà il 12 e 13 aprile

nei locali del Vegapark, il parco scientifico e tecnologico della città lagunare.
Il programma è ricco e si articola su ben quattro sale, una delle quali dedicata alla Scuola d’impresa 2.0. Immancabile in questo periodo l’iniziativa rivolta alle nuove idee imprenditoriali: il Ned, Nord-Est startup Lab.
In questa occasione ci sarà la prima presentazione ufficiale di Cloud Seed, il contest di Seeweb rivolto alla Cloud Intensity, venerdì 13 alle 12 in Aula Magna. A parlare dell’iniziativa sarà Leo Sorge, il giornalista tecnologo che ci aiuta in questo percorso. Leo parteciperà anche come docente alla Scuola d’impresa 2.0 con due presentazioni, una sulla Stampa di oggetti in 3D e l’altra sulla Gamification.
E entrambe le sere ci sarà da divertirsi allo SpritzCamp!
VeneziaCamp è un’iniziativa di Nordest Digitale, un’associazione che intende promuovere e diffondere la cultura del digitale (in particolare nel nord est Italiano), incentivare l’utilizzo delle tecnologie digitali nella cittadi­nanza attiva e collaborare con organismi pubblici e privati, nazionali e internazionali che abbiano obiettivi similari.

Quanto vorresti per rinunciare ad Internet?

“Quanti soldi ti dovrei dare per farti rinunciare del tutto a usare Internet?”. È una domanda ipotetica che nessuno ti farà. La risposta, però, può dare un’idea di quanto tu ci tenga a stare in rete – di quanto tu sia “Internet-dipendente”.

Di Roberto Vacca – 23 Marzo 2012.

Quanto ci vorrebbe per farti rinunciare a Internet?

Quanto vorresti per rinunciare a Internet? (Photo Courtesy Philip Greenspun)

Quanti sono gli italiani che usano Internet? Mi connetto a Google e scrivo: “Numero utenti Internet”. Ricevo subito molti possibili link. Fra questi un trattatello di gandalf.it. Riconosco che è il sito di Giancarlo Livraghi: serio, professionale, aggiornato. Mi dice che i numeri sono incerti e includono anche gli utenti che si connettono raramente: una volta al mese o alla settimana. In tutto sarebbero 24 milioni, di cui 4 sul lavoro e 24 da casa.

Chi usa Web di rado, rinuncerebbe anche per una piccola somma. Tanto per fissare le idee, diciamo – “a sciabolate” – che avrebbe senso la risposta data da 6 milioni di persone. Altrove Internet ha molti più utenti che in Italia. La domanda è stata posta in vari Paesi a campioni di utenti Internet dal Boston Consulting Group. Io l’ho saputo da un e-mail inviatomi dall’Istituto degli Ingegneri elettrotecnici ed elettronici di cui sono membro da 60 anni (IEEE Spectrum ComputerWise Newsletter).

Le risposte non esprimono una misura scientifica della desiderabilità [Vilfredo Pareto la chiamava “ofelimità”] del servizio dato da Internet, ma danno almeno ordini di grandezza. Hanno una modesta credibilità, ma forniscono una base utile per ispirare ragionamenti quantitativi. Riporto in tabella i risultati espressi in dollari. È sorprendente che l’uso di Internet appaia più importante per i britannici che non per gli statunitensi.

PaeseTurchiaBrasileMedia G20(*)USAUK
(*) G20 sono i 19 Paesi più ricchi del mondo più l’Unione Europea
Somma in $ per cui si rinuncia a Internet3231287143025003450

Sono più interessanti le motivazioni espresse in interviste. Alcuni intervistati giustificavano la loro definizione della somma di denaro richiesta riferendosi solo all’utilità di Internet sul lavoro. Qualcuno sosteneva che senza Internet non avrebbe potuto lavorare affatto. Quindi avrebbe voluto essere risarcito con una somma annua uguale al suo salario. Qualche commerciante cercava di valutare di quanto Internet avesse fatto crescere i suoi profitti annui. La rinuncia avrebbe dovuto essere compensata con l’equivalente di quell’incremento.

Molti sembrano convinti del fatto che l’uso del WorldWide Web sia tanto utile da costituire un fattore importante dell’economia e della crescita. Il paradosso è evidente. Il numero degli utenti e la frequenza dei loro accessi in rete crescono notevolmente. Grosso modo si può dire che siano raddoppiati negli ultimi cinque o sei anni. Sappiamo bene, però, che l’economia almeno negli ultimi 4 anni è cresciuta molto poco. In Italia, depurato dell’inflazione, il prodotto interno lordo è diminuito. Dunque concluderemmo che Internet non serve a guadagnare di più, ma a fare più agevolmente le stesse cose che facevamo prima.

La mia esperienza professionale non è più illuminante. Io faccio consulenze e scrivo libri e articoli in cui analizzo variabili socio-economiche e cerco di suggerire strategie per migliorare varie situazioni – o per salvarci da pericoli incombenti. Lo facevo anche 40 anni fa: i miei risultati erano documentati in modo peggiore e faticavo molto di più. A quel tempo giornali e riviste erano pronti a pubblicare i miei scritti e davano un certo risalto ai miei argomenti. Attualmente, invece, sono meno interessati e dibattono, in genere, questioni più qualitative e opinabili. I miei tentativi di correlare tecnologia, economia e cultura vengono considerati da molti direttori come troppo tecnici. Ritengo, dunque, che Internet sia molto importante per me perché mi facilita la comprensione del mondo. Non mi aiuta a guadagnare di più, ma per rinunciare a connettermi dovrei essere compensato almeno con 100.000 dollari all’anno. Oltre a usare Google ricevo input giornalieri spesso interessanti da Slashdot.com, Technology Review (dell’ MIT – newsletter@my.trnewsletter.com) e da altri benefattori.

Questo argomento è stato discusso sul periodico on line degli ingegneri americani che ho citato sopra. Molti di loro sono intervenuti e hanno detto che vorrebbero un risarcimento da parecchie decine di migliaia ad alcuni milioni di dollari. Il loro peso è inadeguato a spostare la media USA dai modesti 2500 $ riportati in tabella.

La maggioranza degli utenti Internet non rinuncerebbe a guadagni, ma solo a giochetti, interessi pruriginosi ed attività perditempo. Sarebbe interessante indagare quanto valutino gli utenti la rinuncia all’uso di Google o Wikipedia. E anche quanti utenti usino Google e quanti vaghino in cerca di curiosità e giochi.

 

Roberto VaccaRoberto Vacca

Laureato in ingegneria elettrotecnica e libero docente in Automazione del Calcolo (Università di Roma). Docente di Computer, ingegneria dei sistemi, gestione totale della qualità (Università di Roma e Milano). Fino al 1975 Direttore Generale e Tecnico di un’azienda attiva nel controllo computerizzato di sistemi tecnologici, quindi consulente in ingegneria dei sistemi (trasporti, energia, comunicazioni) e previsione tecnologica. Scrittore e divulgatore scientifico sugli argomenti citati, ha realizzato anche numerosi programmi TV di divulgazione tecnologica.